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martedì 23 ottobre 2018

Primo capitolo di "The Beast. After"


  1. Introduzione





Richard




Erano passati esattamente sette anni da quando Tim Walker mi aveva sparato. Non c’era giorno che non pensassi a quell’accaduto; le mie mani passavano spesso sopra quelle cicatrici e nonostante io lo avessi perdonato, non riuscivo a dimenticare.
Dopo la proposta di matrimonio a Malibu io e Rebecca ci eravamo sposati quasi subito. Eravamo molto innamorati e questo non era cambiato; dal nostro amore era nato Thomas, un bellissimo bambino che adesso aveva tre anni.
Ero diventato presidente della Jones Corporation e Rebecca era il mio braccio destro.
Quegli anni erano stati molto belli, pieni di gioie e soddisfazioni, ma anche molto difficili.
Avevo dovuto allontanare ogni presenza femminile dalla mia vita e rigare dritto ogni istante per far sì che Rebecca si fidasse.
La amavo, ancora oggi, più di me stesso, e avrei fatto tutto per lei, ma non potevo negare che, nell’ultimo periodo, le cose erano diventate un po’ più complicate per me...
  1. Capitolo 1







Richard


Erano le sette di mattina e avevo passato una pessima nottata. Negli ultimi mesi stavo facendo un sacco di incubi, il passato non mi lasciava in pace. Non ne avevo parlato con Rebecca, non volevo di certo allarmarla inutilmente.
Ero al bagno che mi guardavo allo specchio. Le mie mani erano poggiate sul lavandino, in attesa che l’acqua si scaldasse; non sapevo perché ma i miei occhi, ultimamente, erano sempre più spenti. Essere presidente della Jones Corporation non era uno scherzo, i periodi passati erano solo un bel ricordo, ora era tutto in mano mia ed era forse per questo che ero sempre teso e dormivo male.
Ogni mattina mi sembrava di avere qualche capello bianco in più; cercavo di strapparmeli con le pinzette, ma più ne toglievo più ne trovavo. Rebecca mi diceva che li trovava molto sexy, mentre io li odiavo e mi sentivo vecchio.
Mi ero mantenuto sempre in perfetta forma fisica, ma ogni volta che mi spogliavo, le tre cicatrici sul mio ventre mi ricordavano che non ero invulnerabile.
Rebecca e Thomas stavano dormendo, mentre io mi sentivo come un topo in trappola in quel bagno. Qualcosa mi stava tormentando, ma non sapevo proprio cosa fosse. Probabilmente quello che mio padre aveva sempre desiderato per me, ultimamente mi stava andando un po’ stretto.
All’improvviso Rebecca piombò in bagno.
<<Richard, è un’ora che sei al bagno, ancora non sei pronto?>>.
Da quando Rebecca lavorava con me, tutte le mattine era la stessa storia, una gara a chi si preparava per primo. Avevamo tre bagni in casa, ma ci ritrovavamo puntualmente tutti e due nello stesso.
<<Ehi, calma. Ora mi preparo, anche io ho i miei tempi>>.
<<Richard, sono già le otto, siamo in ritardo>>.
Amavo quella donna, ma da quando vivevamo sotto le stesso tetto, sentivo di non avere più alcun spazio solo per me. Non che mi fossi pentito di sposarla, ma convivere era tutta un’altra cosa. Probabilmente il fatto di essere sempre stato un tipo libero e indipendente mi aveva portato ad avere quei pensieri.
Andai nell’altro bagno a finire di prepararmi, con un leggero senso di angoscia, che mi accompagnava ormai in molte occasioni.
Rebecca era stata l’unica donna in grado di domare la bestia, l’unica che mi aveva compreso e accettato. Il sesso con lei era stato sempre fantastico, potevo essere me stesso e sfogarmi come volevo. La routine, però, aveva fatto la sua comparsa anche in quell’aspetto della nostra vita, soprattutto da quando era arrivato Thomas. Cercavo in tutti i modi delle scusanti, ma la realtà dei fatti era che a volte mi sentivo una bestia in gabbia. Avevo messo la testa a posto ed era questo ciò che volevo, ma ogni giorno rimanevo in ufficio a pensare, con la testa fra le mani, che qualcosa dovevo fare, perché altrimenti sarei impazzito.


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