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mercoledì 14 ottobre 2015

L'incastro (im)perfetto - Ugly love

Oggi vi consiglio "L'incastro (im)perfetto", un libro di una delle mie scrittrici
preferite, Colleen Hoover.
Il titolo originale del romanzo è "Ugly Love" e presto diventerà anche un film.
I protagonisti sono Miles e Tate e, vi avverto, non potrete fare a meno di innamorarvi
di Miles, tormentato e sexy pilota di aeroplani. Tate si trasferisce da suo fratello e fa
la conoscenza di Miles, uno dei suoi migliori amici. L'attrazione fra i due è istantanea,
ma Tate si rende conto che Miles è frenato da qualcosa e non riesce a lasciarsi andare.
Un giorno, però, i due non riescono più a trattenersi e si gettano l'uno nelle braccia dell'altra.
Miles, tuttavia, mette subito le cose in chiaro: fra loro non può esserci che sesso, perchè lui
non può offrirgli altro. Tate accetta la situazione, ma, con il passare del tempo, i sentimenti
di entrambi crescono. Toccherà a Tate cercare di scoprire cosa è successo nel passato di Miles
che l'ha reso così chiuso verso l'amore.
Un romanzo bellissimo, intenso e commovente. Assolutamente da non perdere.




venerdì 9 ottobre 2015

Primo capitolo di "Mi fido di te"




L’appartamento, situato nei pressi del Seattle Community College, era piccolo ma accogliente. C’erano un grazioso angolo cottura e un bel tavolino di legno, accanto a una zona soggiorno con un divano nero e un mobiletto per la televisione. Le due camere da letto avevano le pareti color crema, in tinta con l’armadio e i comodini, e il bagno era discretamente spazioso.
<<Poteva andarci peggio>>, dissi a Kristen, che stava già sistemando le sue cose.
<<Sì, tutto sommato non è male>>, concordò.
Kristen Jenkins era la mia migliore amica sin dalle elementari e non potevo essere più felice di condividere con lei l’appartamento e i corsi universitari. Non era stato facile convincerla a seguirmi a Seattle e iscriversi al college insieme a me. Kristen era uno spirito libero e aveva sempre detto di voler viaggiare per un anno dopo il diploma, prima di ricominciare a studiare, ma io ce l’avevo messa tutta per farle cambiare idea. Quando vivevamo a Portland, Kristen era la mia àncora di salvezza; la mia adolescenza non era stata facile e la mia situazione familiare non era felice, ma lei mi era sempre stata vicina. Era la mia unica vera amica.
<<Sarah, quando cominci le pulizie ricordati che devi iniziare dalla mia stanza!>>, gridò Kristen dalla sua camera da letto. Le avevo promesso che, se fosse venuta a Seattle, mi sarei occupata sempre io delle faccende di casa. Cominciavo già a pentirmene.
<<Intendi approfittartene di questa cosa, vero?>>, le chiesi.
<<Assolutamente sì!>>.
Scoppiai a ridere. Kristen era fatta così; era divertente, estroversa e diceva sempre quello che pensava. Era una bella ragazza dai lunghi riccioli rosso fuoco e gli occhi verdi, con tutte le curve al punto giusto. Sia caratterialmente, che fisicamente, io ero l’esatto opposto della mia amica. Ero introversa, riservata e non amavo mettermi in mostra. Tutti mi dicevano che ero carina, ma non ero certo appariscente come Kristen; avevo dei lunghi capelli castano chiaro e i miei occhi erano azzurri, ero piuttosto minuta e magra. Mi vestivo in modo semplice, prediligendo jeans e t-shirt, mentre Kristen indossava spesso minigonne o top scollati. Insomma, a prima vista, nessuno avrebbe detto che fossimo così unite, ma eravamo come sorelle.
<<Il posto è piccolo, ma credo che riusciremo comunque ad organizzare qualche festa…>>, disse Kristen, studiando attentamente la zona soggiorno.
<<Vuoi organizzare delle feste qui dentro? Stai scherzando? Dovrò pulire io dopo e, comunque, sai che non sono un tipo da festa>>, replicai.
<<E questo dovrà cambiare, mia cara. Ti farò recuperare tutte le feste che ti sei persa alle superiori e, se la casa sarà un disastro, farò un’eccezione e ti aiuterò a rimettere in ordine. Ci divertiremo come pazze quest’anno>>.
Sospirai, non sapendo come ribattere. Il divertimento non era stata la mia occupazione principale negli anni delle superiori. Quando avevo quattordici anni i miei genitori avevano divorziato e, da quel momento, avevo dimenticato cos’era la felicità. Il divorzio non era stato affatto civile; i miei non si parlavano quasi più, se lo facevano era per litigare. Io ero rimasta a vivere con mia madre, che aveva cominciato a soffrire di depressione. Mio padre aveva presto trovato una nuova compagna e non si preoccupava molto di come stessimo io e la mamma. Improvvisamente mi ero ritrovata completamente sola, senza nessuno che si prendesse cura di me. Avevo sviluppato un disturbo alimentare, per via dello stress e del bisogno disperato che qualcuno si accorgesse del mio disagio; ero arrivata a pesare quarantadue chili. Dopo essersi resi conto di quanto stessi male, i miei genitori mi avevano affidata alle cure di un terapeuta, ma non avevano fatto il minimo sforzo per appianare i loro contrasti e cercare di offrirmi un ambiente familiare più sereno. Seguirono anni di cura e terapia che mi aiutarono a recuperare peso e superare l’anoressia. All’ultimo anno delle superiori avevo ricominciato a mangiare regolarmente e avevo capito che non potevo continuare a farmi del male per reclamare l’affetto dei miei genitori.
C’era stato anche un ragazzo, per il quale avevo preso una cotta tremenda e con cui ero stata per qualche mese, ma purtroppo si era rivelato uno stronzo che si divertiva con le altre alle mie spalle. Probabilmente ogni ragazza, nella propria vita, doveva averne conosciuto uno.
Venire a Seattle per me era un nuovo inizio; volevo gettarmi alle spalle il passato e guardare al futuro con positività. Avevo scelto di studiare psicologia; mi sarebbe piaciuto, un giorno, poter aiutare le ragazze come me, con i miei stessi problemi.
Il mio proposito era di concentrarmi sullo studio, senza troppe distrazioni, ma, ovviamente, Kristen non era d’accordo. Continuava a ripetermi che ciò di cui avevo bisogno era divertirmi e, soprattutto, uscire con dei ragazzi fighi (parole sue). Da parte mia, di ragazzi che mi avrebbero spezzato il cuore non ne volevo proprio sapere.
<<Che ne dici di andare al campus a ritirare l’orario delle lezioni, invece di organizzare mentalmente delle feste che ci faranno sbattere fuori di casa?>>, dissi a Kristen, che mi guardò ed enunciò solennemente: <<Sarah Thompson, ti prometto che, alla fine di quest’anno universitario, sarai una persona completamente diversa>>.