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giovedì 25 settembre 2014

"Salvami" Capitolo 1



Era il primo giorno di college per Claire Harris; avrebbe dovuto essere emozionata, nervosa, eccitata, ma di certo non triste e arrabbiata, come in realtà si sentiva. E dire che Claire aspettava quel momento praticamente da sempre; aveva sgobbato per tutti gli anni delle superiori, ottenendo costantemente il massimo dei voti, per essere sicura di poter frequentare una delle migliori università degli Stati Uniti e realizzare il suo sogno di diventare giornalista. La sua aspirazione era sempre stata quella di essere ammessa a Yale; del resto era nata e cresciuta a New Haven, nel Connecticut, la stessa città che ospitava il famoso college, ed era stato impossibile per lei non subire il fascino che Yale esercitava su tutti gli studenti ambiziosi del Paese. La sua famiglia non aveva mai avuto problemi economici, anzi, era piuttosto abbiente, visto che suo padre, Micheal Harris, era il proprietario di una delle aziende più importanti della città, quindi le tasse universitarie non sarebbero state un ostacolo. Sarebbe tutto dipeso dalle capacità accademiche di Claire. E Claire ce l’aveva fatta, era stata ammessa a Yale.
Quella mattina, tuttavia, Claire non si trovava a Yale, bensì alla Fairmont State University, in West Virginia, perché la sua famiglia non aveva più il denaro sufficiente a pagare le tasse per un college costoso come Yale. Il padre di Claire, infatti, aveva perso praticamente tutto per una serie di investimenti fallimentari e aveva dovuto chiudere l’azienda; dopodiché, invece di rimboccarsi le maniche e trovare un nuovo lavoro, si era gettato a capofitto in una spirale di gioco e alcol, distruggendo così anche la famiglia. A quel punto Jane Harris, la madre di Claire, si era fatta forza e aveva deciso che lei e la figlia avrebbero ricominciato da sole in una nuova città; si erano così trasferite a Fairmont, dove abitava la zia materna di Claire, Joyce Logan, che era single e non avrebbe avuto problemi ad ospitarle finché non avessero potuto permettersi una casa loro. Joyce era proprietaria di una drogheria e la madre di Claire aveva cominciato a lavorare con lei poco dopo il trasferimento, cercando di rimettersi in piedi e di occuparsi della figlia come meglio poteva, garantendole comunque un’istruzione universitaria, anche se non a Yale. Claire le era molto grata per tutto quello che stava facendo, se fosse stato per suo padre non avrebbe potuto frequentare nessun college, ma ciò non aveva certo reso meno difficile la situazione; durante l’estate aveva cercato di ambientarsi a Fairmont e abituarsi all’idea che la sua vita era cambiata. Aveva deciso che non avrebbe permesso a niente e nessuno di intromettersi tra lei e i suoi obiettivi: non sarebbe andata a Yale, ma ciò non significava che non avrebbe potuto diventare quello che voleva.
Mentre si dirigeva verso l’aula dove avrebbe seguito la prima lezione, però, Claire non poté fare a meno di sentirsi un po’ abbattuta e di pensare che quel giorno sarebbe dovuta essere nel campus dei suoi sogni. La Fairmont State sembrava una buona università, ma questo non la consolava, in quel momento tutte le emozioni accumulate in quei mesi tornarono a galla.
<<Claire, stai bene?>>, le chiese la sua amica Brittany, vedendola turbata.
Brittany viveva nella casa accanto a quella di Joyce e per Claire era stata una benedizione conoscerla. Aveva un anno più di lei e andava alla Fairmont State; erano diventate buone amiche e Brittany aveva aiutato Claire ad ambientarsi a Fairmont, facendola entrare nel suo giro di amicizie.
<<Sì, sono solo un po’ nervosa…>>, rispose Claire, cercando di non far notare a Brittany, che la stava accompagnando alla sua prima lezione, quanto fosse di pessimo umore.
<<Vedrai, ti troverai bene>>, la rincuorò l’amica, con un caloroso sorriso.
Claire era già molto legata a Brittany, anche se non la conosceva da molto tempo. Adorava il suo carattere allegro e solare, che le era di grande conforto in quel periodo in cui lei si sentiva spesso depressa. Le era piaciuta non appena l’aveva vista, con i suoi capelli biondi, corti e sbarazzini, e i vivaci occhi azzurri.
<<Ti lascio alla tua lezione, altrimenti faccio tardi alla mia. Ci vediamo dopo in mensa, ok?>>, disse Brittany a Claire, che annuì e si decise ad entrare in aula, dove la attendevano due ore di sociologia. C’erano ancora diversi posti liberi e Claire si guardò attorno per cercare il più adatto, quando una ragazza dai lunghi riccioli rossi agitò la mano nella sua direzione. Claire andò verso di lei, sorridendole; si chiamava Crystal e le due si erano conosciute qualche sera prima in un pub, grazie a Brittany. Anche se non erano molto in confidenza, Claire era più che felice che ci fosse qualcuno che conosceva e si sedette volentieri accanto a lei.
<<Ciao Claire! Anche tu frequenti questo corso?>>, le chiese Crystal.
<<Sì, è un piacere vederti, devo dire che è un sollievo non essere completamente sola>>, rispose Claire.
<<Immagino, noi qui ci conosciamo un po’ tutti di vista. Lei è Jessica, andiamo a scuola insieme dalle elementari>>, disse Crystal indicando la ragazza bionda seduta accanto a lei.
<<Piacere, sono Claire>>, si presentò.
<<Piacere mio>>, le disse Jessica sorridendo.
Le presentazioni fra Claire e Jessica furono seguite da una colorita espressione di Crystal.
<<Ecco, è arrivato lo stronzo>>, disse indicando un ragazzo che era appena entrato in aula, <<non era in giro per l’America con la sua adorata auto?>>, chiese a Jessica.
<<Suppongo sia dovuto tornare in tempo per seguire le lezioni, o suo padre non gliel’avrebbe fatta passare liscia>>, rispose Jessica fissando il ragazzo, che stava andando verso di loro con un sorrisetto divertito sulle labbra.
Claire si ritrovò a guardarlo con più attenzione di quanto desiderasse, perché, dovette ammettere, era bellissimo: era alto, dal fisico asciutto ma muscoloso, per quanto si potesse vedere attraverso la maglietta piuttosto aderente, aveva i capelli castani corti, quasi rasati ai lati della testa, con delle ciocche più lunghe e arruffate al centro, la pelle leggermente abbronzata, e gli occhi erano di una sfumatura di blu così intenso da far girare la testa.
<<Dean…>>, lo salutò Crystal, con una sorta di broncio sul viso, mentre Jessica gli fece solo un cenno con la mano, senza sorridere.
<<Ragazze, che accoglienza calorosa…>>, rispose lui, che non sembrava affatto offeso dalla loro freddezza, poi rivolse lo sguardo verso Claire. Lei, che ancora lo stava fissando, arrossì e abbassò gli occhi, cercando di nascondere il suo imbarazzo.
<<Piacere, mi chiamo Dean>>, le disse lui, tendendole la mano.
<<Ciao, sono Claire>>.
Dopo essersi presentato, Dean andò a sedersi due file avanti a loro. Claire notò che, qualche secondo dopo essersi seduto, il ragazzo si voltò appena un istante a guardarla, con un’espressione incuriosita sul volto. Probabilmente si stava solo domandando se fosse nuova del posto, ma quello sguardo fece comunque avvampare Claire, che fece finta di cercare qualcosa nella borsa per sfuggire a quell’occhiata indagatrice.
<<Claire, ascolta, non ti conosco molto bene, ma voglio darti un consiglio: sta’ lontana da Dean Anderson, quello porta solo guai e, soprattutto, è un bastardo>>, le disse Crystal, cogliendola alla sprovvista.
<<Sì, è uno stronzo; si è scopato almeno metà delle ragazze di Fairmont>>, aggiunse Jessica, con un tono acido.
<<Ehm…ok>>, disse Claire, totalmente a disagio. Immaginò, da come le due ragazze si erano alterate, che anche loro facessero parte di quella metà. <<Comunque gli stronzi non mi sono mai piaciuti, non c’è problema>>, aggiunse, convinta della sua affermazione. Quel ragazzo era bellissimo, ma Claire aveva altro per la testa, la vita sentimentale era, al momento, l’ultima delle sue preoccupazioni.

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