}

sabato 5 luglio 2014

"Heaven" Capitolo 1



Le mie vacanze in Vermont cominciarono a metà giugno, un mercoledì.
Era un anno che non tornavo là, ma niente era cambiato. Il colore verde, in primavera e in estate, era dominante, ovunque si volgesse lo sguardo. D’autunno, però, il fogliame delle famose foreste d’acero si tingeva di sfumature che andavano dal giallo, al rosso, fino al violetto, creando un paesaggio davvero mozzafiato, mentre in inverno la neve scendeva copiosa, dando la sensazione di trovarsi dentro una cartolina per gli auguri di Natale.  Mi tornarono in mente molti momenti felici trascorsi in quei luoghi, da piccola.
<<Allora, Hayley…io vado. Mi raccomando, chiamami tutti i giorni>>, mi disse mio padre, che mi aveva accompagnato ad Hartford, ma che doveva tornare a Boston per lavoro.
<<Va bene…ciao papà>>, lo abbracciai. Non lo avrei rivisto fino a metà luglio, quando mi avrebbe raggiunta alla fattoria per trascorrere le ferie.
I miei nonni, John e Rose, sembravano davvero felici per il mio arrivo; mia nonna quasi pianse quando mi vide, stringendomi come se fossi stata sua figlia tornata dall’aldilà. Terminati i saluti, chiesi se potevo riposarmi un po’, ne avevo davvero bisogno.
<<Dai, andiamo di sopra a sistemare le tue cose>>, disse mio nonno, che si era già avviato su per le scale con la mia valigia,<<abbiamo messo un po’ a posto la vecchia camera di tua madre, speriamo che ti piaccia>>.
Entrando, rimasi a bocca aperta.
<<Ehi, è bellissima! Non dovevate scomodarvi!>>.
La stanza era splendida, quasi non la riconoscevo dall’ultima volta in cui c’ero stata; tutti i mobili erano nuovi, come la carta da parati, bianca con fiori blu. Mi piaceva moltissimo.
<<Ma…avrete speso una fortuna, non era necessario!>>.
<<Vogliamo solo che tu ti senta a tuo agio, cara>>, disse mia nonna, sorridendo dolcemente.
<<Grazie, davvero. Non c’è che dire, è tutto perfetto>>.
<<Bene, allora, ti lasciamo disfare la valigia…fra un’oretta ceniamo, ti aspettiamo di sotto, va bene?>>.
<<Ok, scendo appena ho finito>>.
Rimasta da sola, mi sedetti sul letto, guardandomi intorno e cercando di ambientarmi in quella che sarebbe stata la mia camera per i prossimi tre mesi. Non potei fare a meno di pensare a mia madre; sul comodino c’era una sua foto, che la ritraeva seduta sull’erba, sorridente. Sospirai, tentando di non piangere. Mi sentivo un po’ spaesata e perplessa; cosa si aspettava mio padre da me? Credeva che, trascorrendo quell’estate in una fattoria, in una piccola cittadina dove non conoscevo nessuno, non sarei più stata depressa? Mi piaceva Hartford, era accogliente, ma non si poteva certo dire che fosse piena di distrazioni e divertimenti; era, piuttosto, un’oasi di tranquillità.
Lasciai i miei pensieri e cominciai a riporre i vestiti nell’armadio, poi feci una doccia, per cercare di scrollarmi la stanchezza di dosso; mi asciugai velocemente, infilai felpa e jeans e scesi in cucina.
C’era odore di pollo arrosto e patate; dopo il viaggio ero decisamente affamata.
<<Che profumino nonna!>>.
<<Siediti pure, Hayley, è quasi pronto>>.
Mi misi a tavola e addentai un pezzo di pane, cercando di calmare il brontolio del mio stomaco.
<<Domattina potresti alzarti verso le sette?>>, mi chiese mio nonno, mentre portava in tavola del latte.
<<Avete fretta di mettermi al lavoro, eh?>>.
<<No, niente lavoro, è solo che…ti abbiamo preparato una piccola sorpresa>>.
<<Cosa? Che sorpresa?>>.
<<Non possiamo dirtelo, cara, se no che sorpresa è?>>.

Nessun commento:

Posta un commento