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giovedì 26 giugno 2014

Prefazione





Mia madre, Nicole, era morta da sei mesi ormai, ma io non riuscivo ancora a provare sentimenti che non fossero dolore, rabbia e disperazione. Avevo solo sedici anni e non ce la facevo ad accettare di averla persa così presto.
Non avevo potuto salutarla, se ne era andata all’improvviso; una domenica mattina mi ero svegliata e mio padre mi aveva comunicato che c’era stato un incidente, un brutto incidente. Da allora la mia identità di giovane ragazza solare, spensierata, desiderosa di vivere ogni istante sorridendo, era scomparsa. Da quel giorno la vita si era fermata per me; non c’era più niente che mi desse gioia, o almeno serenità. Mia madre era la mia migliore amica; mi aveva avuta a soli vent’anni, quasi tutti ci scambiavano per sorelle ed era quello che sentivamo di essere.
Ora io e mio padre, Aidan, cercavamo di andare avanti da soli, ma non eravamo molto bravi. I miei genitori si erano amati davvero tanto e all’inizio mio padre si era totalmente chiuso nella sua sofferenza, come me. Dopo i primi due mesi, però, era uscito dal suo guscio, cercando di aiutarmi e di starmi vicino e questo mi faceva stare ancora peggio, perché mi sentivo un peso. Ce l’avevo messa tutta, ma il mio dolore non si era attenuato; ero precipitata in un buco nero, che diventava sempre più profondo.
Per questo mio padre aveva deciso che sarebbe stato positivo per me trascorrere l’estate a casa dei miei nonni materni, che abitavano in Vermont, in una piccola fattoria nei pressi di Hartford. Diceva che cambiare aria e stare un po’ in mezzo alla natura mi avrebbe fatto bene.
Io ero nata e cresciuta a Boston, ero abituata alla città e non mi faceva impazzire l’idea di passare tre mesi in campagna, ma non avevo la forza di mettermi a discutere e, dopo tutto, pensavo che vivere per un po’ di tempo con i genitori di mia madre mi avrebbe fatta sentire più vicina a lei. Probabilmente sarebbe stato lo stesso per loro, visto che tutti mi dicevano quanto le somigliassi: avevo gli stessi occhi azzurri e i miei capelli erano castani e ondulati come erano i suoi, solo un po’ più lunghi.
Non sapevo cosa aspettarmi da quell’estate, speravo solo di poter ricominciare a sorridere, prima o poi.

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