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lunedì 25 novembre 2013

Da "Un inverno a Klamath Falls"



Io e Mike salimmo al piano di sopra. Quando aprii la porta mi venne quasi da ridere: la mia stanza non era mai stata più pulita e in ordine.
Mike, appena entrato, corse subito verso la mia collezione di cd. Ero un’appassionata di musica e, se qualcuno metteva piede in camera mia, lo capiva subito.
<<Wow, hai un sacco di cd! E vedo che hai buon gusto!>>, gridò Mike entusiasta, prendendo in mano un cd dei Nirvana.
<<Immaginavo che ti piacessero i Nirvana, del resto sei di Seattle…>>.
<<Hai ragione, qualsiasi adolescente di Seattle adora i Nirvana...ma tu? Non ti facevo una rockettara e invece qui hai: Guns n’ Roses, Aerosmith, Green Day, Pearl Jam…>>.
 Sembrava proprio sorpreso.
<<Sono una ragazza tranquilla, ma, dentro, mi sono sempre sentita un po’ inquieta; così, dopo una giornataccia a scuola, non c’è niente di meglio che sfogarsi con un po’ di rock…>>.
Mike si avvicinò a me e mi abbracciò.
<< Spero che vicina a me tu non ti senta inquieta…>>.Mi sussurrò.                  
<<Veramente, vicino a te mi sento molto inquieta…ma in senso buono>>.
Ci baciammo, a lungo, intensamente. Le cose cominciavano a diventare complicate per me; non avevo mai provato un’attrazione tale verso qualcuno, ma non volevo che le cose mi sfuggissero di mano, considerato da quanto poco tempo conoscevo Mike.
Nonostante queste sensazioni, mi sentivo comunque tranquilla accanto a lui, perché ero sicura che non mi avrebbe mai spinta a fare niente che non volevo. Era sempre molto rispettoso e questo era ciò che preferivo del suo modo di essere. Era totalmente diverso dagli altri ragazzi, poteva sembrare banale, ma era così.                            
<<Se tua madre ci trova a baciarci così mi butta fuori e non mi fa più rientrare…>>.
Mike sembrava avere più autocontrollo di me.                                                
<<Hai ragione… ma, quando sono così vicina a te, non capisco più niente…>>. Mi vergognavo un po’, avrei dovuto essere io a frenarlo.
<<Se vuoi saperlo, a me basta pensarti per non capire niente… sei sempre nella mia testa, vedo sempre e solo il tuo viso e…il tuo corpo…a volte penso che tu sia troppo bella per me>>. Non credevo a ciò che sentivo.
<<Cosa? Ma se io ho paura che tu ti accorga da un momento all’altro che non ho niente di speciale!>>.
<<Questa è un’assurdità; quando ero a Seattle mi sono chiesto spesso come fossi diventata, ogni volta che uscivo con qualcuna pensavo solo come sarebbe stato rivederti e uscire con te…quando ti ho rivista, poi…sei più bella di quanto avrei potuto mai immaginare>>. Ero ipnotizzata; sapere che Mike aveva fantasticato spesso su di me mi faceva sentire la ragazza più fortunata del mondo. Lo abbracciai, come per ringraziarlo di quelle parole.

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