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mercoledì 23 ottobre 2013

Da "Un inverno a Klamath Falls"




<<Senti, so cosa si dice di me in giro, ma ti assicuro che non sono né un tossico né un delinquente>>, esordì imbarazzato Mike prima che io riuscissi a dire qualcosa.
<<Ok, non c’è problema…>>, ero nel panico, non sapevo cosa volesse da me, né perché mi stesse dicendo quelle cose. Inoltre non capivo come avesse fatto a riconoscermi subito.
<<Non voglio metterti nei guai o altro, Kathy, ho solo bisogno di  qualcuno che mi dia una mano, mi sento a dir poco spaesato>>.
<<Sì, mi rendo conto ma io….>>.
<<Lo so, ti chiederai perché vengo a stressare te>>.
<<No, non intendevo questo, ma non capisco come potrei esserti d’aiuto, praticamente non ci conosciamo e….>>.
<<Sai, io mi ricordo più che vagamente di te, mi ricordo che da piccoli ci somigliavamo, eravamo uno più timido dell’altra; magari è ancora così, io non sono cambiato molto e neanche tu, mi sembra, a parte il fatto che sei diventata….davvero bella, non che da bambina non lo fossi…ma ora, beh, lo saprai…>>, arrossì terribilmente, ma non certo quanto me, ero totalmente disorientata.
<<Cosa? Io…>>.
<<Scusa, quando sono nervoso comincio a parlare e non la smetto più; che ne dici di trovare la mia classe? La prima ora ho letteratura>>.
<<Io ho algebra, ti accompagno in aula…>>.
Camminammo in silenzio fino alla classe di letteratura, poi lo salutai:
<<Bene, questa è l’aula, allora ci vediamo….>>.
<<Grazie, magari ci incontriamo a pranzo>>.
Mike mi fece un cenno con la mano ed entrò; io rimasi imbambolata per qualche secondo poi mi
diressi verso la classe di algebra.
 

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