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venerdì 27 settembre 2013

La libreria degli amori inattesi






Vi consiglio questo libro, è assolutamente delizioso.
Una storia che è un inno all'amore per gli animali e alla lettura,
con un piccolo protagonista peloso che vi ruberà il cuore.
Vi scalderà davvero l'anima.

giovedì 26 settembre 2013

http://www.anobii.com/books/Un_inverno_a_Klamath_Falls/9788863542837/010ffaaca9f256e22c/
Romanticissimo! 21 settembre 2013
Di Eli
Formato:Brossura
Una storia dolce e romantica, che mi ha scaldato il cuore. Consigliato a chi vuole sognare insieme ai protagonisti, legati da un amore fortissimo. Perfetto per le ragazze, ma anche per chi vuole evadere dalla realtà e fantisticare.
http://scrivi.10righedailibri.it/userpage/3902

Da "Un inverno a Klamath Falls"

Quella mattina mi svegliai cinque minuti in anticipo rispetto al solito, con il presentimento che, affacciandomi alla finestra, avrei visto la prima neve della stagione. Mi stiracchiai per circa trenta secondi, poi corsi a controllare se fosse vero ciò che avevo immaginato. Eccola lì, la coltre bianca che aveva già ricoperto quasi tutto e che non se ne sarebbe andata per un bel po’. Klamath Falls è la cittadina più nevosa dell’Oregon e d’inverno diventa abbastanza invivibile per un’adolescente di diciassette anni come me, cioè freddolosa, imbranata con la macchina -avevo appena preso la patente- e molto restia ai tipici passatempi invernali come lo slittino o la gara a chi si tira più palle di neve. In realtà non avevo nemmeno l’aspetto di una “fan” delle giornate assolate, visto che ero sempre pallidissima anche in piena estate, ma mi giustificavo dicendo che l’abbronzatura avrebbe stonato con i miei capelli chiari; la spiegazione era più banale: se stavo oltre venti minuti sotto il sole assumevo un colore rosso-violaceo che non mi donava affatto. Per fortuna nella mia città, dato il basso numero di abitanti, circa ventimila, non c’erano molte ragazze stile Beverly Hills, ricche e perfette, ma ce n’era comunque qualcuna che sapeva rendere difficile la vita a una timida e un po’ impacciata. Se fossi stata un po’ più disinvolta, forse, sarei potuta essere una delle ragazze “cool” della città: a detta degli altri ero carina, probabilmente facevano colpo i lunghi capelli dorati, ma i miei occhi non erano blu o verdi, erano marroni. Ero piccolina e non appariscente, non capivo molto di moda e trucco e non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. Questo mi impediva di essere guardata con ammirazione a scuola e di inserirmi nel gruppo che tutti definivano quello giusto, ma, a dir la verità, non è che ci tenessi tanto.
Dopo aver contemplato la neve e aver setacciato l’armadio in cerca di vestiti che mi impedissero di gelare, mi preparai e scesi a fare la colazione che mi aspettava ogni mattina: pancakes e sciroppo d’acero, dei quali non potevo proprio fare a meno.
<<Buongiorno Kathy, pronta per la prima giornata di neve?>>, mi chiese mia madre mentre versava l’impasto delle frittelle sulla piastra.
<<So che non piace nemmeno a te la neve, mamma, perciò non usare questo tono eccitato>>.
<<Almeno quest’anno ha aspettato quasi la fine di novembre per scendere!>>.
<<Ok , cercherò di essere positiva, ma tanto non ci riesco, lo sai>>.
<<Lo so, è un difetto che hai preso da tuo padre…>>.
Mio padre e mia madre erano divorziati ma, sebbene ogni tanto si lanciassero qualche frecciatina, avevano mantenuto un buon rapporto e sapevo che si volevano bene. I loro amici li prendevano in giro dicendo che andavano molto più d’accordo ora che quando erano sposati e non facevano che ripetere “Kristen e Adam sono i più romantici divorziati del mondo”; probabilmente era vero e di questo ero molto felice, ma non potevo negare di aver sofferto tanto per il loro divorzio. Avevo dodici anni quando era successo e non volevo farmene una ragione, ma anche se ero piccola vedevo che ormai tra loro c’era più amicizia che amore. Ora avevano nuovi compagni e spesso uscivano anche tutti quattro assieme. Di certo era stato un divorzio civile e questo aveva attenuato il mio dolore.
<<Sai Kathy, ieri sera ho incontrato la signora Walberg al supermercato e mi ha detto che è arrivato in città suo nipote Mike da Seattle, te lo ricordi? Trascorreva l’estate qui da piccolo>>, mi chiese mia madre.
<<Era quel bambino biondo, timido quasi quanto me, che mi costringevi ad invitare a giocare da noi?>>.                                         
<<Sì, proprio lui!>>, abbozzò un sorrisetto colpevole.
<<E cosa è venuto a fare d’inverno, non vanno a scuola a Seattle? Se non sbaglio ha la mia stessa età…>>.
<<Ha avuto un po’ di problemi nella sua scuola e finirà l’anno scolastico qui. A dire il vero si dice in giro che sia stato cacciato per problemi di droga>>.
<<Cosa? Sei sicura?>>.
<<No, è solo quello che mormora la gente..>>.
Per quel poco che ricordavo mi riusciva difficile immaginare che quel bambino fosse diventato una specie di ‘tossico’.
<<Comunque oggi lo incontrerai a scuola>>.
<<Già, penso di sì>>. La scuola superiore di Klamath Falls non era certo così grande da impedire ad un nuovo arrivato di nascondersi dagli sguardi indagatori dei residenti.
Oggi Mike sarebbe stato l’argomento del giorno tra i miei compagni, considerate soprattutto le voci che giravano.
Finita la mia colazione presi i libri, salutai mia madre e mi avventurai nella neve per arrivare alla fermata dell’autobus -non ci pensavo nemmeno a prendere la macchina -.
Camminando pensai che, seppur preferissi un clima più mite, Klamath Falls d’inverno era davvero suggestiva, completamente bianca e candida, sembrava appartenere ad un’altra epoca. Inoltre, era d’obbligo, nelle giornate nevose, visitare il lago Crater, a cinquanta miglia di distanza, che diventava uno specchio magico.
Durante il tragitto in autobus pensai a Mike, incuriosita dalla sua storia, mi domandai se fosse vero ciò che si diceva e mi chiesi come fosse diventato. Lo avrei riconosciuto?
http://storiesenzatempo.blogspot.it/2012/05/silvia-giaccoli-un-inverno-klamath.html

mercoledì 25 settembre 2013

Non lasciarmi andare







Un libro che mi ha emozionato e mi ha tenuta incollata alle pagine fino alla fine.
La storia di Ella e Micha è tenera e sexy allo stesso tempo. I due protagonisti si conoscono
sin da piccoli e sono legati da un'intimità insuperabile, oltre che da un triste segreto.
"Non lasciarmi andare" è il primo volume di una trilogia. Ve lo consiglio.

giovedì 19 settembre 2013

Qualche consiglio di lettura

Fra i libri letti ultimamente ce ne sono alcuni che mi hanno colpita
particolarmente:

- Uno splendido disastro, di Jamie Mcguire.





 


Questo romanzo è uno dei più romantici che abbia mai letto; il protagonista maschile è
irrestibile, nessuna ragazza potrebbe resistere al suo fascino, ti fa sognare ad occhi aperti.
Io l'ho letto quasi tutto in una notte, perchè non riuscevo proprio a chiuderlo. Lo consiglio
a tutte le ragazze, è impossibile non farsi trascinare.


-Warm Bodies, di Isaac Marion.









Isaac Marion scrive divinamente e questo è il libro sugli zombies più dolce che esista.
Un romanzo acuto, mai scontato, tremendamente romantico e particolarmente divertente.
Leggetelo!


-Noi siamo infinito, di Stephen Chbosky.









Un romanzo che è pura poesia, commovente, profondo e dolcissimo.
Il tema del disagio adolescenziale trattato in modo diretto e intelligente.
Mi ha strappato più di una lacrima.

venerdì 13 settembre 2013

Così s'incontrano, così si separano
gli sguardi in una folla –
per sempre impressi possono restare –
tanto può un'espressione

senza un sol cenno – accogliere e ospitare –
un altro volto –
scomparso – appena colto -.
     
 Emily Dickinson
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-112515?f=a:252>
It's a mystery to me
we have a greed
with which we have agreed

You think you have to want
more than you need
until you have it all you won't be free

Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me

When you want more than you have
you think you need
and when you think more than you want
your thoughts begin to bleed

I think I need to find a bigger place
'cos when you have more than you think
you need more space

Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
Society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me

There's those thinking more or less less is more
but if less is more how you're keeping score?
Means for every point you make
your level drops
kinda like it's starting from the top
you can't do that...

Society, you're a crazy breed
I hope you're not lonely without me
Society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me

Society, have mercy on me
I hope you're not angry if I disagree
Society, crazy and deep
I hope you're not lonely without me


http://www.youtube.com/watch?v=Cy6iwP9Ux3A

mercoledì 11 settembre 2013

Recensione

http://storiesenzatempo.blogspot.it/2012/05/silvia-giaccoli-un-inverno-klamath.html
Mike e Kathy si conoscono sin da bambini, ma, quando Mike si trasferisce da Klamath Falls a Seattle, si perdono di vista, fino al suo ritorno nella piccola città dell' Oregon, a diciassette anni. I due sono ormai estranei, ma, non appena si rivedono, qualcosa si riaccende. Mike, però, si porta dietro una cattiva reputazione. Sarà vero ciò che dicono di lui?

…nella stanza risuonava "November rain" dei Guns N' Roses.
«Che ne dici? Puoi concedermi questo ballo?», mi chiese Mike.
«Va bene, ma ricordati che non so ballare…».
«Basta che mi stringi forte».
Una storia d’amore, una favola di oggi.
Quando entrammo in casa cercammo di fare in silenzio, per non svegliare i suoi nonni, poi, una volta in camera, Mike chiuse la porta a chiave.
Io mi sedetti sul letto; lui venne accanto a me e mi abbracciò. Mi accarezzò i capelli e mi baciò sul collo. Ero in fiamme, non avevo mai provato nulla di simile.
Ci baciammo sulle labbra, cercando l'uno il corpo dell'altra. Mike slacciò dolcemente la cerniera del mio vestito, chiedendomi prima se poteva. Ero intimidita, non mi ero mai trovata nuda davanti ad un ragazzo; ma lui non era un ragazzo qualunque, era il mio Mike. Si stese sopra di me; avevo un po' paura ma l'eccitazione era più forte. Facemmo l'amore e fu magico. La mia vita era già cambiata da quando avevo conosciuto Mike, ma, quella sera, venne totalmente sconvolta.

Capitolo 1




Quella mattina mi svegliai cinque minuti in anticipo rispetto al solito, con il presentimento che, affacciandomi alla finestra, avrei visto la prima neve della stagione. Mi stiracchiai per circa trenta secondi, poi corsi a controllare se fosse vero ciò che avevo immaginato. Eccola lì, la coltre bianca che aveva già ricoperto quasi tutto e che non se ne sarebbe andata per un bel po’. Klamath Falls è la cittadina più nevosa dell’Oregon e d’inverno diventa abbastanza invivibile per un’adolescente di diciassette anni come me, cioè freddolosa, imbranata con la macchina -avevo appena preso la patente- e molto restia ai tipici passatempi invernali come lo slittino o la gara a chi si tira più palle di neve. In realtà non avevo nemmeno l’aspetto di una “fan” delle giornate assolate, visto che ero sempre pallidissima anche in piena estate, ma mi giustificavo dicendo che l’abbronzatura avrebbe stonato con i miei capelli chiari; la spiegazione era più banale: se stavo oltre venti minuti sotto il sole assumevo un colore rosso-violaceo che non mi donava affatto. Per fortuna nella mia città, dato il basso numero di abitanti, circa ventimila, non c’erano molte ragazze stile Beverly Hills, ricche e perfette, ma ce n’era comunque qualcuna che sapeva rendere difficile la vita a una timida e un po’ impacciata. Se fossi stata un po’ più disinvolta, forse, sarei potuta essere una delle ragazze “cool” della città: a detta degli altri ero carina, probabilmente facevano colpo i lunghi capelli dorati, ma i miei occhi non erano blu o verdi, erano marroni. Ero piccolina e non appariscente, non capivo molto di moda e trucco e non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. Questo mi impediva di essere guardata con ammirazione a scuola e di inserirmi nel gruppo che tutti definivano quello giusto, ma, a dir la verità, non è che ci tenessi tanto.
Dopo aver contemplato la neve e aver setacciato l’armadio in cerca di vestiti che mi impedissero di gelare, mi preparai e scesi a fare la colazione che mi aspettava ogni mattina: pancakes e sciroppo d’acero, dei quali non potevo proprio fare a meno.
<<Buongiorno Kathy, pronta per la prima giornata di neve?>>, mi chiese mia madre mentre versava l’impasto delle frittelle sulla piastra.
<<So che non piace nemmeno a te la neve, mamma, perciò non usare questo tono eccitato>>.
<<Almeno quest’anno ha aspettato quasi la fine di novembre per scendere!>>.
<<Ok , cercherò di essere positiva, ma tanto non ci riesco, lo sai>>.
<<Lo so, è un difetto che hai preso da tuo padre…>>.
Mio padre e mia madre erano divorziati ma, sebbene ogni tanto si lanciassero qualche frecciatina, avevano mantenuto un buon rapporto e sapevo che si volevano bene. I loro amici li prendevano in giro dicendo che andavano molto più d’accordo ora che quando erano sposati e non facevano che ripetere “Kristen e Adam sono i più romantici divorziati del mondo”; probabilmente era vero e di questo ero molto felice, ma non potevo negare di aver sofferto tanto per il loro divorzio. Avevo dodici anni quando era successo e non volevo farmene una ragione, ma anche se ero piccola vedevo che ormai tra loro c’era più amicizia che amore. Ora avevano nuovi compagni e spesso uscivano anche tutti quattro assieme. Di certo era stato un divorzio civile e questo aveva attenuato il mio dolore.
<<Sai Kathy, ieri sera ho incontrato la signora Walberg al supermercato e mi ha detto che è arrivato in città suo nipote Mike da Seattle, te lo ricordi? Trascorreva l’estate qui da piccolo>>, mi chiese mia madre.
<<Era quel bambino biondo, timido quasi quanto me, che mi costringevi ad invitare a giocare da noi?>>.                                         
<<Sì, proprio lui!>>, abbozzò un sorrisetto colpevole.
<<E cosa è venuto a fare d’inverno, non vanno a scuola a Seattle? Se non sbaglio ha la mia stessa età…>>.
<<Ha avuto un po’ di problemi nella sua scuola e finirà l’anno scolastico qui. A dire il vero si dice in giro che sia stato cacciato per problemi di droga>>.
<<Cosa? Sei sicura?>>.
<<No, è solo quello che mormora la gente..>>.
Per quel poco che ricordavo mi riusciva difficile immaginare che quel bambino fosse diventato una specie di ‘tossico’.
<<Comunque oggi lo incontrerai a scuola>>.
<<Già, penso di sì>>. La scuola superiore di Klamath Falls non era certo così grande da impedire ad un nuovo arrivato di nascondersi dagli sguardi indagatori dei residenti.
Oggi Mike sarebbe stato l’argomento del giorno tra i miei compagni, considerate soprattutto le voci che giravano.
Finita la mia colazione presi i libri, salutai mia madre e mi avventurai nella neve per arrivare alla fermata dell’autobus -non ci pensavo nemmeno a prendere la macchina -.
Camminando pensai che, seppur preferissi un clima più mite, Klamath Falls d’inverno era davvero suggestiva, completamente bianca e candida, sembrava appartenere ad un’altra epoca. Inoltre, era d’obbligo, nelle giornate nevose, visitare il lago Crater, a cinquanta miglia di distanza, che diventava uno specchio magico.
Durante il tragitto in autobus pensai a Mike, incuriosita dalla sua storia, mi domandai se fosse vero ciò che si diceva e mi chiesi come fosse diventato. Lo avrei riconosciuto?
Sicuramente al mio arrivo a scuola avrei trovato ad aspettarmi la mia amica Abbie, pronta a raccontarmi gli ultimi pettegolezzi. Abbie era molto diversa da me, era estroversa e sicura di sé, ma mi trovavo stranamente bene con lei, in un certo senso ci compensavamo. Eravamo cresciute insieme e ci accomunava una vaga insofferenza verso certe ragazze snob della scuola, che pensavano di essere le regine della città: Jennie, Samantha, Elisha e Nicole. Se non andavi a genio al gruppo delle regine ti sottoponevano ad un costante attacco di battutine e umiliazioni finché non cominciavi a diventare loro schiava, vale a dire fare i compiti per loro e altri servizi. Io ed Abbie non avevamo ceduto al compromesso ed eravamo le loro vittime preferite, ma ce la cavavamo abbastanza bene; a dire il vero Abbie se la cavava meglio di me e mi aiutava a riderci sopra quando mi assaliva lo sconforto.
Come previsto, appena scesa dall’autobus vidi la mia amica corrermi incontro con quell’aria eccitata che solo le novità, in una città piccola come la nostra, potevano provocare.
<<Kathy devo dirti….>>.
<<Sì, lo so Abbie, è arrivato in città Mike Walberg e si dice che a Seattle abbia combinato un bel disastro>>.
<<Già, immaginavo che tua madre te ne avesse parlato; la mia mi ha avvertito subito di stargli lontana!>>, disse con una smorfia.
<<Mia madre no, ma immagino che l’abbia pensato; comunque non credo ci sia molto di vero in quello che racconta la gente…>>.
<<In ogni caso questa faccenda porterà molto scompiglio, non pensi?>>.
<<Sicuramente per qualche settimana Mike non avrà vita facile!>>.
Ci incamminammo verso l’ingresso della scuola e notammo un gruppo di ragazzi radunati proprio davanti all’entrata; naturalmente avevano già circondato il nuovo arrivato per studiarlo meglio. Poveretto, non avrei proprio voluto essere al suo posto! Io ed Abbie cercammo di entrare facendoci spazio fra i curiosi senza dare troppo nell’occhio, non volevamo stare lì anche noi a fissare Mike,   bastavano gli altri. Varcata la soglia sentii una voce chiamarmi alle mie spalle.
<<Scusa, tu sei Kate Sullivan,vero?>>.
Mi girai e vidi quello che doveva essere Mike: un ragazzo abbastanza alto e magro, con i capelli biondi lunghi fino alle spalle e gli occhi azzurri. Era davvero bello.
<<Sì, sono Kathy>>, risposi arrossendo.
<<Sono Mike Walberg, ti ricordi di me?>>.
<<Sì, vagamente>>, in effetti era vero.
Abbie, vicino a me cercò di non scoppiare a ridere e si presentò a Mike:
<<Ciao, io sono Abbie Green, un’amica di Kathy>>.
<<Piacere di conoscerti Abbie. Senti Kate, anzi Kathy, visto che sei l’unica ragazza che “vagamente” conosco non è che mi aiuteresti a liberarmi da quegli avvoltoi là dietro e mi daresti una mano a trovare la classe?>>, chiese gentilmente.
A quel punto, non so perché, mi bloccai e cominciai ad emettere suoni senza senso, così Abbie rispose al posto mio:
<<Kathy ti accompagnerà dove vuoi, io devo passare in segreteria, ci vediamo dopo, ok?>>.
Se ne andò e mi lasciò sola con Mike. 
Remembering 11 September

http://www.youtube.com/watch?v=9uQJ5yIN3OU

lunedì 9 settembre 2013

Pagina facebook

https://www.facebook.com/pages/Un-inverno-a-Klamath-Falls/106012259519430

Un inverno a Klamath Falls



<<Sai, Mike, a volte ho paura che finisca tutto improvvisamente così come è cominciato…>>, gli confidai.
<<Come potrebbe mai finire tutto questo? Non accade spesso che due persone provino, a prima vista, quello che proviamo io e te>>.
<<E se tu dovessi tornare a Seattle? Io ne morirei…>>.


Un inverno a Klamath Falls



<<Se tua madre ci trova a baciarci così mi butta fuori e non mi fa più rientrare…>>.
Mike sembrava avere più autocontrollo di me.
<<Hai ragione… ma, quando sono così vicina a te, non capisco più niente…>>. Mi vergognavo un po’, avrei dovuto essere io a frenarlo.
<<Se vuoi saperlo, a me basta pensarti per non capire niente… sei sempre nella mia testa, vedo sempre e solo il tuo viso e…il tuo corpo…a volte penso che tu sia troppo bella per me>>. Non credevo a ciò che sentivo.
<<Cosa? Ma se io ho paura che tu ti accorga da un momento all’altro che non ho niente di speciale!>>.
<<Questa è un’assurdità; quando ero a Seattle mi sono chiesto spesso come fossi diventata, ogni volta che uscivo con qualcuna pensavo solo come sarebbe stato rivederti e uscire con te…quando ti ho rivista, poi…sei più bella di quanto avrei potuto mai immaginare>>. Ero ipnotizzata; sapere che Mike aveva fantasticato spesso su di me mi faceva sentire la ragazza più fortunata del mondo. Lo abbracciai, come per ringraziarlo di quelle parole.


http://nonriescoasaziarmidilibri.com/2013/03/29/un-inverno-a-klamath-falls/

Un inverno a Klamath Falls



Il mattino dopo, al risveglio, avevo ancora le farfalle nello stomaco. La notte avevo sognato Mike, i suoi occhi, più precisamente. Erano sempre fissi nella mia mente; emanavano una luce che illuminava tutto quello che fino a ieri era buio. Tutto aveva un colore nuovo, il mondo aveva un suo senso in quel momento e, per me, prima non l’aveva mai avuto.


Una recensione di "Un inverno a Klamath Falls" su Amazon:

http://www.amazon.it/review/RIRTHHJC98OAC/ref=cm_cr_dp_title?ie=UTF8&ASIN=B00DHEYG6A&channel=detail-glance&nodeID=818937031&store=digital-text
...Mike Walberg, con cui avevo solo giocato qualche volta da bambina, si era trasferito da Seattle a Klamath Falls dopo essere stato cacciato da scuola per ipotetici problemi di droga, che lui aveva negato in modo convincente, e aveva subito cercato me, dicendomi che ci somigliavamo e che aveva bisogno del mio aiuto, aggiungendo - particolare non indifferente - che mi trovava bella. Tutto questo era accaduto in pochi minuti e io, decisamente, non ci capivo niente. La cosa che maggiormente mi destabilizzava era che trovavo quel ragazzo assolutamente fantastico, mi aveva mandato in tilt in due minuti e non mi era mai capitato niente del genere.

http://www.amazon.it/Un-inverno-Klamath-Falls-ebook/dp/B00DHEYG6A/ref=pd_rhf_gw_p_t_1_2XYA