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sabato 3 agosto 2013

Da "Un inverno a Klamath Falls"



Finita la lezione di storia salutai Abbie, impaziente di arrivare nella classe di spagnolo, dove trovai Mike già seduto ad aspettarmi. Appena lo rividi mi illuminai; sapere che avrei passato due ore vicino a lui mi rendeva entusiasta.
<<Ehi, sei arrivato prima di me?>>.
<<Certo, ho le gambe più lunghe…>>. Fece un altro di quei sorrisi che mi toglievano il fiato. Mi sedetti accanto a lui e, mentre prendevo i libri, mi accorsi che tutti i miei compagni ci stavano osservando; il più interessato era, però, Chris Norton, un tipo con cui ero uscita per qualche settimana l’estate scorsa, ma che non avevo più voluto frequentare dopo che, una sera, aveva insistito decisamente troppo per portarmi in camera sua, durante una festa che aveva organizzato quando i suoi genitori erano fuori città.
<<Quello là ti guarda in un modo che non mi piace per  niente…>>; Mike se n’era accorto.
<<Non ti preoccupare, è solo uno stupido con cui purtroppo sono uscita…>>, mentre parlavo venni interrotta.
<<Ehi Kathy, come mai con me facevi la santerellina? Ci vuole un tossico di Seattle per portarti a letto?>>. Era Chris; calò il silenzio su tutta l’aula. Evidentemente nessuno si aspettava che mi parlasse in quel modo.
La reazione di Mike fu immediata. Si alzò e andò verso Chris con un’aria infuriata.
<<Scusa, cosa hai detto?>>, il suo tono era minaccioso, temevo che da un momento all’altro sarebbe volato un pugno.
<<Mike, per favore, non c’è bisogno….>>, cercai di calmarlo.
<<Senti, stavo parlando con Kathy, tu che diavolo vuoi?>>, chiese Chris.
<<Già, è proprio questo il problema, non permetterti di parlarle in quel modo oppure…>>.                                                           
<<Oppure cosa?>>, disse Chris avvicinandosi ancora di più a Mike.                                                     
<<Oppure, visto che, come hai detto, sono un tossico, ti spacco la faccia, capito?>>.
Mike era davvero fuori di sé. Chris indietreggiò e si sedette, accortosi, forse, che Mike faceva sul serio.
<<Fai come ti pare, se a Kathy piacciono i tipi strani non posso farci niente…>>.
Mi accorsi che Mike non era intenzionato a finirla lì, ma non volevo assolutamente che la cosa degenerasse, non ne valeva la pena per uno come Chris.
<<Mike, per favore, tra poco arriverà il professore e non voglio che tu finisca nei guai per colpa sua…>>.Mike mi guardò, indeciso su come comportarsi, poi mi prese la mano.
<<Hai ragione, non è proprio il caso…>>, diede un’ultima occhiataccia a Chris, che alzò le spalle, come per dire che non gli interessava se pensavamo che fosse solo un imbecille.
Ci sedemmo, con tutti gli occhi puntati ancora addosso. Cercai di tranquillizzare Mike, che sembrava trattenersi a stento.
<<Kathy, se quel tipo ti dà ancora fastidio…>>.
<<Ti prego, lascia perdere…>>; proprio in quel momento entrò il professore e dovemmo interrompere la conversazione.
Per tutta la lezione Mike ed io ci tenemmo la mano sotto il banco; avrei voluto essere sola con lui e poterlo stringere, non pensavo ad altro. Averlo visto così arrabbiato perché qualcuno mi aveva offeso era lusinghiero, in fondo. Mi aveva fatto sentire protetta.




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