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mercoledì 28 agosto 2013

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".


M. L. King

venerdì 16 agosto 2013

If one advances confidently in the direction of his dreams, and endeavors to live the life
which he has imagined, he will meet with a success unexpected in common hours.

Se uno avanza fiducioso in direzione dei suoi sogni, e si sforza di vivere la propria vita
come l'ha immaginata, incontrerà un successo inatteso in situazioni normali.

Henry David Thoreau


da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforis

martedì 6 agosto 2013

Da "Un inverno a Klamath Falls"



...Mike Walberg, con cui avevo solo giocato qualche volta da bambina, si era trasferito da Seattle a Klamath Falls dopo essere stato cacciato da scuola per ipotetici problemi di droga, che lui aveva negato in modo convincente, e aveva subito cercato me, dicendomi che ci somigliavamo e che aveva bisogno del mio aiuto, aggiungendo - particolare non indifferente - che mi trovava bella. Tutto questo era accaduto in pochi minuti e io, decisamente, non ci capivo niente. La cosa che maggiormente mi destabilizzava era che trovavo quel ragazzo assolutamente fantastico, mi aveva mandato in tilt in due minuti e non mi era mai capitato niente del genere.
Arrivata in classe trovai Abbie già seduta al suo posto e le lanciai subito un’occhiataccia molto eloquente.
<<Abbie, perché mi hai lasciata da sola?>>, le chiesi paonazza.
<<Perché si vedeva che Mike voleva restare solo con te e non volevo certo fare il terzo incomodo!>>, mi rispose come se la mia domanda fosse stata superflua.
<<Non voleva restare…..>>.
<<Kathy, non sono cieca; tra l’altro quel ragazzo è un sogno e tu ti lamenti perché ti ho lasciato sola con lui!>>.
<<Lo so è…davvero bello ma…io non lo conosco!>>.
Raccontai ad Abbie ciò che Mike mi aveva detto e le esposi i miei dubbi, ma non riuscii a parlarle di quanto fossi colpita da lui, non riuscivo nemmeno a spiegarlo a me stessa.
<<Evidentemente questo ragazzo sta affrontando una situazione complicata e, tornando a Klamath Falls, ha cercato la ragazza per la quale ha una cotta sin da bambino>>. Disse Abbie come se fosse la cosa più naturale del mondo.
<<Come puoi dire che Mike ha una cotta per me? Sono anni che non ci vediamo!>>...

lunedì 5 agosto 2013

Noi siamo infinito

...ci sono persone che quando compiono diciassette anni dimenticano com'è averne sedici, so che queste un giorno diventeranno delle storie e le immagini saranno solo delle vecchie fotografie e noi diventeremo la madre ed il padre di qualcuno... Ma qui, adesso, questi momenti non sono storie, questo sta succedendo, io sono qui, e sto guardando lei, ed è bellissima. Ora lo vedo, il momento in cui sai di non essere una storia triste, sei vivo. E ti alzi in piedi, e vedi le luci sui palazzi e tutto ciò che ti fa sentire vivo e senti quella canzone su quella strada con le persone a cui vuoi più bene al mondo e in questo momento, te lo giuro, noi siamo infinito.
Stephen Chbosky

sabato 3 agosto 2013

P.S. I love you


Da "Un inverno a Klamath Falls"



Finita la lezione di storia salutai Abbie, impaziente di arrivare nella classe di spagnolo, dove trovai Mike già seduto ad aspettarmi. Appena lo rividi mi illuminai; sapere che avrei passato due ore vicino a lui mi rendeva entusiasta.
<<Ehi, sei arrivato prima di me?>>.
<<Certo, ho le gambe più lunghe…>>. Fece un altro di quei sorrisi che mi toglievano il fiato. Mi sedetti accanto a lui e, mentre prendevo i libri, mi accorsi che tutti i miei compagni ci stavano osservando; il più interessato era, però, Chris Norton, un tipo con cui ero uscita per qualche settimana l’estate scorsa, ma che non avevo più voluto frequentare dopo che, una sera, aveva insistito decisamente troppo per portarmi in camera sua, durante una festa che aveva organizzato quando i suoi genitori erano fuori città.
<<Quello là ti guarda in un modo che non mi piace per  niente…>>; Mike se n’era accorto.
<<Non ti preoccupare, è solo uno stupido con cui purtroppo sono uscita…>>, mentre parlavo venni interrotta.
<<Ehi Kathy, come mai con me facevi la santerellina? Ci vuole un tossico di Seattle per portarti a letto?>>. Era Chris; calò il silenzio su tutta l’aula. Evidentemente nessuno si aspettava che mi parlasse in quel modo.
La reazione di Mike fu immediata. Si alzò e andò verso Chris con un’aria infuriata.
<<Scusa, cosa hai detto?>>, il suo tono era minaccioso, temevo che da un momento all’altro sarebbe volato un pugno.
<<Mike, per favore, non c’è bisogno….>>, cercai di calmarlo.
<<Senti, stavo parlando con Kathy, tu che diavolo vuoi?>>, chiese Chris.
<<Già, è proprio questo il problema, non permetterti di parlarle in quel modo oppure…>>.                                                           
<<Oppure cosa?>>, disse Chris avvicinandosi ancora di più a Mike.                                                     
<<Oppure, visto che, come hai detto, sono un tossico, ti spacco la faccia, capito?>>.
Mike era davvero fuori di sé. Chris indietreggiò e si sedette, accortosi, forse, che Mike faceva sul serio.
<<Fai come ti pare, se a Kathy piacciono i tipi strani non posso farci niente…>>.
Mi accorsi che Mike non era intenzionato a finirla lì, ma non volevo assolutamente che la cosa degenerasse, non ne valeva la pena per uno come Chris.
<<Mike, per favore, tra poco arriverà il professore e non voglio che tu finisca nei guai per colpa sua…>>.Mike mi guardò, indeciso su come comportarsi, poi mi prese la mano.
<<Hai ragione, non è proprio il caso…>>, diede un’ultima occhiataccia a Chris, che alzò le spalle, come per dire che non gli interessava se pensavamo che fosse solo un imbecille.
Ci sedemmo, con tutti gli occhi puntati ancora addosso. Cercai di tranquillizzare Mike, che sembrava trattenersi a stento.
<<Kathy, se quel tipo ti dà ancora fastidio…>>.
<<Ti prego, lascia perdere…>>; proprio in quel momento entrò il professore e dovemmo interrompere la conversazione.
Per tutta la lezione Mike ed io ci tenemmo la mano sotto il banco; avrei voluto essere sola con lui e poterlo stringere, non pensavo ad altro. Averlo visto così arrabbiato perché qualcuno mi aveva offeso era lusinghiero, in fondo. Mi aveva fatto sentire protetta.




"Un inverno a Klamath Falls" su anobii

http://www.anobii.com/books/Un_inverno_a_Klamath_Falls/9788863542837/010ffaaca9f256e22c/