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lunedì 9 gennaio 2012

Qualche altra riga del primo capitolo di "Un inverno a Klamath Falls":


<<Buongiorno Kathy, pronta per la prima giornata di neve?>>, mi chiese mia madre mentre versava l’impasto delle frittelle sulla piastra.
<<So che non piace nemmeno a te la neve, mamma, perciò non usare questo tono eccitato>>.
<<Almeno quest’anno ha aspettato quasi la fine di novembre per scendere!>>.
<<Ok , cercherò di essere positiva, ma tanto non ci riesco, lo sai>>.
<<Lo so, è un difetto che hai preso da tuo padre…>>.
Mio padre e mia madre erano divorziati ma, sebbene ogni tanto si lanciassero qualche frecciatina, avevano mantenuto un buon rapporto e sapevo che si volevano bene. I loro amici li prendevano in giro dicendo che andavano molto più d’accordo ora che quando erano sposati e non facevano che ripetere “Kristen e Adam sono i più romantici divorziati del mondo”; probabilmente era vero e di questo ero molto felice, ma non potevo negare di aver sofferto tanto per il loro divorzio. Avevo dodici anni quando era successo e non volevo farmene una ragione, ma anche se ero piccola vedevo che ormai tra loro c’era più amicizia che amore. Ora avevano nuovi compagni e spesso uscivano anche tutti quattro assieme. Di certo era stato un divorzio civile e questo aveva attenuato il mio dolore.
<<Sai Kathy, ieri sera ho incontrato la signora Walberg al supermercato e mi ha detto che è arrivato in città suo nipote Mike da Seattle, te lo ricordi? Trascorreva l’estate qui da piccolo>>, mi chiese mia madre.
<<Era quel bambino biondo, timido quasi quanto me, che mi costringevi ad invitare a giocare da noi?>>.                                          
<<Sì, proprio lui!>>, abbozzò un sorrisetto colpevole.
<<E cosa è venuto a fare d’inverno, non vanno a scuola a Seattle? Se non sbaglio ha la mia stessa età…>>.
<<Ha avuto un po’ di problemi nella sua scuola e finirà l’anno scolastico qui. A dire il vero si dice in giro che sia stato cacciato per problemi di droga>>.
<<Cosa? Sei sicura?>>.
<<No, è solo quello che mormora la gente..>>.
Per quel poco che ricordavo mi riusciva difficile immaginare che quel bambino fosse diventato una specie di ‘tossico’.
<<Comunque oggi lo incontrerai a scuola>>.
<<Già, penso di sì>>.....

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