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sabato 7 gennaio 2012

Le prime righe di "Un inverno a Klamath Falls":


                                     
Capitolo 1


Quella mattina mi svegliai cinque minuti in anticipo rispetto al solito, con il presentimento che, affacciandomi alla finestra, avrei visto la prima neve della stagione. Mi stiracchiai per circa trenta secondi, poi corsi a controllare se fosse vero ciò che avevo immaginato. Eccola lì, la coltre bianca che aveva già ricoperto quasi tutto e che non se ne sarebbe andata per un bel po’. Klamath Falls è la cittadina più nevosa dell’Oregon e d’inverno diventa abbastanza invivibile per un’adolescente di diciassette anni come me, cioè freddolosa, imbranata con la macchina -avevo appena preso la patente- e molto restia ai tipici passatempi invernali come lo slittino o la gara a chi si tira più palle di neve. In realtà non avevo nemmeno l’aspetto di una “fan” delle giornate assolate, visto che ero sempre pallidissima anche in piena estate, ma mi giustificavo dicendo che l’abbronzatura avrebbe stonato con i miei capelli chiari; la spiegazione era più banale: se stavo oltre venti minuti sotto il sole assumevo un colore rosso-violaceo che non mi donava affatto. Per fortuna nella mia città, dato il basso numero di abitanti, circa ventimila, non c’erano molte ragazze stile Beverly Hills, ricche e perfette, ma ce n’era comunque qualcuna che sapeva rendere difficile la vita a una timida e un po’ impacciata. Se fossi stata un po’ più disinvolta, forse, sarei potuta essere una delle ragazze “cool” della città: a detta degli altri ero carina, probabilmente facevano colpo i lunghi capelli dorati, ma i miei occhi non erano blu o verdi, erano marroni. Ero piccolina e non appariscente, non capivo molto di moda e trucco e non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. Questo mi impediva di essere guardata con ammirazione a scuola e di inserirmi nel gruppo che tutti definivano quello giusto, ma, a dir la verità, non è che ci tenessi tanto.
Dopo aver contemplato la neve e aver setacciato l’armadio in cerca di vestiti che mi impedissero di gelare, mi preparai e scesi a fare la colazione che mi aspettava ogni mattina: pancakes e sciroppo d’acero, dei quali non potevo proprio fare a meno....

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