}

mercoledì 5 dicembre 2012

È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell'una o dell'altra delle loro figlie.

Jane Austen, "Orgoglio e Pregiudizio".

venerdì 16 novembre 2012

venerdì 26 ottobre 2012

Molta follia è suprema saggezza
per un occhio che capisce -
molta saggezza, la più pura follia.
Anche in questo prevale la maggioranza.
Conformati, e sei saggio -
dissenti, e sei pericoloso.
Un matto da legare.

Emily Dickinson

lunedì 15 ottobre 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":



Uscita dalla mensa, Abbie volle sapere ogni particolare della conversazione tra me e Mike, naturalmente. Le confessai che mi sentivo del tutto disorientata.
<<Già, si vede, non ti ho mai vista così>> , mi disse.
Mi domandò poi se gli avessi chiesto spiegazioni su quello che era successo a Seattle.
<<No, quando vorrà me ne parlerà lui>>, le risposi.
<<Sei completamente cotta! Ti fidi fino a questo punto?>>.
<<Sì, non mi sta mentendo…>>.
<<Stai attenta, comunque, tu tendi a dare troppa fiducia alle persone>>.
<<Dai, Abbie, mi fai sembrare Cappuccetto Rosso!>>.
Le dissi che dopo scuola io e Mike ci saremmo visti.
<<Tua madre non sarà molto contenta…>>.
<<Lo so, infatti non ho intenzione di dirglielo per il momento>>.
Abbie fece una smorfia incredula: non mentivo spesso a mia madre, ma  mi rendevo conto che si sarebbe preoccupata sapendo del mio interesse per Mike, dato che tutti in città credevano fosse uno da evitare.
Salutai Abbie, che aveva biologia, e raggiunsi l’aula di francese; non riuscii assolutamente a concentrarmi, pensavo a quello che sarebbe successo il pomeriggio, a cosa avrei detto a Mike. Avevo paura che, trascorrendo del tempo con me, mi avrebbe trovata noiosa. Dopotutto veniva da una grande città, probabilmente a Seattle aveva una vita movimentata, cosa poteva offrirgli una ragazzina imbranata di Klamath Falls? Ma, nonostante le preoccupazioni, ero impaziente di rivederlo e di trascorrere il pomeriggio insieme a lui, a raccontargli della mia vita e a chiedergli della sua. Magari, con il suo furgone, avremmo potuto fare un bel giro panoramico e la neve avrebbe reso tutto molto romantico, a meno che le strade non fossero state impraticabili, nel qual caso avremmo ripiegato su una cioccolata calda in qualche caffè. Il rischio era che qualcuno riferisse a mia madre di avermi visto con lui, ma ero troppo entusiasta per preoccuparmene davvero.
Finalmente suonò la campanella. Riposi i libri nella borsa e raggiunsi l’uscita, non troppo velocemente, perché  avrei preferito trovare Mike già pronto ad aspettarmi.
E Mike era lì. Appena mi vide sorrise e lo stesso feci io, arrossendo.





martedì 25 settembre 2012

Amore corre verso amore, così come gli scolari lasciano i loro libri, per contro, amore lascia amore con volto corrucciato con cui gli scolari vanno a scuola.

William Shakespeare  "Romeo e Giulietta"

sabato 15 settembre 2012


Posso sopravvivere, col pilota automatico, ma vivere è un'altra cosa. Da quando ci siamo addomesticati a vicenda, è logico, per restare a un certo livello non posso più fare a meno di lei.

"Jack Frusciante è uscito dal gruppo", Enrico Brizzi.

giovedì 6 settembre 2012

lunedì 27 agosto 2012

A quelli che hanno fallito

A quelli che avevano alte aspirazioni, e hanno fallito,
ai militi ignoti caduti in prima fila, combattendo,
ai macchinisti tranquilli e fedeli – ai viaggiatori troppo
ardenti – ai piloti nelle loro navi,
ai numerosi sublimi canti o dipinti mai riconosciuti -
vorrei erigere un monumento tutto coperto
d’alloro,
alto, più alto di ogni altro – a quanti furono falciati
prima del tempo,
posseduti da uno strano spirito di fuoco,
spenti da una morte precoce.


Walt Whitman

martedì 14 agosto 2012

Andate fiduciosi nella direzione dei vostri sogni,
vivete la vita che avete sempre immaginato.

Henry David Thoreau

lunedì 13 agosto 2012

Questa è la pagina facebook del mio romanzo "Un inverno a Klamath Falls";  troverete informazioni, foto ed estratti dal libro:

https://www.facebook.com/pages/Un-inverno-a-Klamath-Falls/106012259519430

martedì 7 agosto 2012

Un estratto da "Un inverno a Klamath Falls":

Uscita dalla mensa, Abbie volle sapere ogni particolare della conversazione tra me e Mike, naturalmente. Le confessai che mi sentivo del tutto disorientata.
<<Già, si vede, non ti ho mai vista così>> , mi disse.
Mi domandò poi se gli avessi chiesto spiegazioni su quello che era successo a Seattle.
<<No, quando vorrà me ne parlerà lui>>, le risposi.
<<Sei completamente cotta! Ti fidi fino a questo punto?>>.
<<Sì, non mi sta mentendo…>>.
<<Stai attenta, comunque, tu tendi a dare troppa fiducia alle persone>>.
<<Dai, Abbie, mi fai sembrare Cappuccetto Rosso!>>.
Le dissi che dopo scuola io e Mike ci saremmo visti.
<<Tua madre non sarà molto contenta…>>.
<<Lo so, infatti non ho intenzione di dirglielo per il momento>>.
Abbie fece una smorfia incredula: non mentivo spesso a mia madre, ma mi rendevo conto che si sarebbe preoccupata sapendo del mio interesse per Mike, dato che tutti in città credevano fosse uno da evitare.
Salutai Abbie, che aveva biologia, e raggiunsi l’aula di francese; non riuscii assolutamente a concentrarmi, pensavo a quello che sarebbe successo il pomeriggio, a cosa avrei detto a Mike. Avevo paura che, trascorrendo del tempo con me, mi avrebbe trovata noiosa. Dopotutto veniva da una grande città, probabilmente a Seattle aveva una vita movimentata, cosa poteva offrirgli una ragazzina imbranata di Klamath Falls? Ma, nonostante le preoccupazioni, ero impaziente di rivederlo e di trascorrere il pomeriggio insieme a lui, a raccontargli della mia vita e a chiedergli della sua.
Una canzone meravigliosa...dreamy
http://www.youtube.com/watch?v=vZarE8_M3fc&list=FLQXr9_E0QYGT0vfoOLXQ5Fw&index=3&feature=plpp_video

venerdì 20 luglio 2012


"Venite, amici, che non è tardi
per scoprire un nuovo mondo.
Io vi propongo di andare
più in là dell'orizzonte
e se anche non abbiamo l'energia
che in giorni lontani mosse
la terra e il cielo
siamo ancora gli stessi
unica, eguale tempra
di eroici cuori.
Indeboliti forse dal fato
ma con ancora la voglia
di combattere, di cercare,
di trovare, e di non cedere."


A.L.Tennyson

giovedì 12 luglio 2012

  Stairway To Heaven


There's a lady who's sure all that glitters is gold
And she's buying a stairway to heaven.
When she gets there she knows, if the stars are all close
With a word she can get what she came for.
Ooh, ooh, and she's buying a stairway to heaven.

There's a sign on the wall but she wants to be sure
'Cause you know sometimes words have two meanings.
In a tree by the brook, there's a songbird who sings,
Sometimes all of our thoughts are misgiven.
Ooh, it makes me wonder,
Ooh, it makes me wonder.

There's a feeling I get when I look to the west,
And my spirit is crying for leaving.
In my thoughts I have seen rings of smoke through the trees,
And the voices of those who stand looking.
Ooh, it makes me wonder,
Ooh, it really makes me wonder.

And it's whispered that soon if we all call the tune
Then the piper will lead us to reason.
And a new day will dawn for those who stand long
And the forests will echo with laughter.

If there's a bustle in your hedgerow, don't be alarmed now,
It's just a spring clean for the May queen.
Yes, there are two paths you can go by, but in the long run
There's still time to change the road you're on.
And it makes me wonder.

Your head is humming and it won't go, in case you don't know,
The piper's calling you to join him,
Dear lady, can you hear the wind blow, and did you know
Your stairway lies on the whispering wind.

And as we wind on down the road
Our shadows taller than our soul.
There walks a lady we all know
Who shines white light and wants to show
How everything still turns to gold.
And if you listen very hard
The tune will come to you at last.
When all is one and one is all
To be a rock and not to roll.

And she's buying a stairway to heaven. 
 
                                                Led Zeppelin
 

domenica 1 luglio 2012


Quando tu sarai vecchia (William Butler Yeats)

Quando tu sarai vecchia
e grigia e sonnolenta,
col capo tentennante accanto al fuoco,
prendi questo libro,
e lentamente leggilo,
e sogna del tenero sguardo
che gli occhi tuoi ebbero un tempo,
e delle loro ombre
profonde; quanti furono a amare i tuoi attimi
di grazia felice, e quanti amarono,
con falso o vero amore,
la tua bellezza; ma uno
solo amò l'anima peregrina
che era in te, e il dolore
del tuo volto che muta.
Curva di fronte ai ceppi risplendenti mormora,
con lieve tristezza,
come Amore fuggì, come percorse
passando, i monti che
ci stanno alti sul capo,
e nascose il suo viso
fra un nuvolo di stelle.



domenica 3 giugno 2012

I miei grandi dolori, in questo mondo, sono stati i dolori di Heathcliff, io li ho tutti indovinati e sentiti fin dal principio. Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare ad esistere; ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa di immensamente estraneo: avrei l'impressione di non farne più parte. Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo trasformerà, ne sono sicura, come l'inverno trasforma le piante. Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce nascoste ed immutabili; dà poca gioia apparente ma è necessario.

da "Cime tempestose", Emily  Brontë.
http://www.anobii.com/books/010ffaaca9f256e22c

mercoledì 23 maggio 2012



Oh me, oh vita! - Walt Whitman


Oh me, oh vita !

Domande come queste mi perseguitano,

infiniti cortei d’infedeli,

città gremite di stolti,

che vi è di nuovo in tutto questo,

oh me, oh vita !


Risposta:


che tu sei qui,

che la vita esiste e l’identità,

che il potente spettacolo continua,

e che tu puoi contribuire con un verso.

http://antoniettaagostini.blogspot.it/2012/05/un-inverno-klamath-falls-di-silvia.html

venerdì 4 maggio 2012

Primo capitolo di "Un inverno a Klamath Falls"



Capitolo 1


Quella mattina mi svegliai cinque minuti in anticipo rispetto al solito, con il presentimento che, affacciandomi alla finestra, avrei visto la prima neve della stagione. Mi stiracchiai per circa trenta secondi, poi corsi a controllare se fosse vero ciò che avevo immaginato. Eccola lì, la coltre bianca che aveva già ricoperto quasi tutto e che non se ne sarebbe andata per un bel po’. Klamath Falls è la cittadina più nevosa dell’Oregon e d’inverno diventa abbastanza invivibile per un’adolescente di diciassette anni come me, cioè freddolosa, imbranata con la macchina -avevo appena preso la patente- e molto restia ai tipici passatempi invernali come lo slittino o la gara a chi si tira più palle di neve. In realtà non avevo nemmeno l’aspetto di una “fan” delle giornate assolate, visto che ero sempre pallidissima anche in piena estate, ma mi giustificavo dicendo che l’abbronzatura avrebbe stonato con i miei capelli chiari; la spiegazione era più banale: se stavo oltre venti minuti sotto il sole assumevo un colore rosso-violaceo che non mi donava affatto. Per fortuna nella mia città, dato il basso numero di abitanti, circa ventimila, non c’erano molte ragazze stile Beverly Hills, ricche e perfette, ma ce n’era comunque qualcuna che sapeva rendere difficile la vita a una timida e un po’ impacciata. Se fossi stata un po’ più disinvolta, forse, sarei potuta essere una delle ragazze “cool” della città: a detta degli altri ero carina, probabilmente facevano colpo i lunghi capelli dorati, ma i miei occhi non erano blu o verdi, erano marroni. Ero piccolina e non appariscente, non capivo molto di moda e trucco e non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. Questo mi impediva di essere guardata con ammirazione a scuola e di inserirmi nel gruppo che tutti definivano quello giusto, ma, a dir la verità, non è che ci tenessi tanto.
Dopo aver contemplato la neve e aver setacciato l’armadio in cerca di vestiti che mi impedissero di gelare, mi preparai e scesi a fare la colazione che mi aspettava ogni mattina: pancakes e sciroppo d’acero, dei quali non potevo proprio fare a meno.
<<Buongiorno Kathy, pronta per la prima giornata di neve?>>, mi chiese mia madre mentre versava l’impasto delle frittelle sulla piastra.
<<So che non piace nemmeno a te la neve, mamma, perciò non usare questo tono eccitato>>.
<<Almeno quest’anno ha aspettato quasi la fine di novembre per scendere!>>.
<<Ok , cercherò di essere positiva, ma tanto non ci riesco, lo sai>>.
<<Lo so, è un difetto che hai preso da tuo padre…>>.
Mio padre e mia madre erano divorziati ma, sebbene ogni tanto si lanciassero qualche frecciatina, avevano mantenuto un buon rapporto e sapevo che si volevano bene. I loro amici li prendevano in giro dicendo che andavano molto più d’accordo ora che quando erano sposati e non facevano che ripetere “Kristen e Adam sono i più romantici divorziati del mondo”; probabilmente era vero e di questo ero molto felice, ma non potevo negare di aver sofferto tanto per il loro divorzio. Avevo dodici anni quando era successo e non volevo farmene una ragione, ma anche se ero piccola vedevo che ormai tra loro c’era più amicizia che amore. Ora avevano nuovi compagni e spesso uscivano anche tutti quattro assieme. Di certo era stato un divorzio civile e questo aveva attenuato il mio dolore.
<<Sai Kathy, ieri sera ho incontrato la signora Walberg al supermercato e mi ha detto che è arrivato in città suo nipote Mike da Seattle, te lo ricordi? Trascorreva l’estate qui da piccolo>>, mi chiese mia madre.
<<Era quel bambino biondo, timido quasi quanto me, che mi costringevi ad invitare a giocare da noi?>>.                                         
<<Sì, proprio lui!>>, abbozzò un sorrisetto colpevole.
<<E cosa è venuto a fare d’inverno, non vanno a scuola a Seattle? Se non sbaglio ha la mia stessa età…>>.
<<Ha avuto un po’ di problemi nella sua scuola e finirà l’anno scolastico qui. A dire il vero si dice in giro che sia stato cacciato per problemi di droga>>.
<<Cosa? Sei sicura?>>.
<<No, è solo quello che mormora la gente..>>.
Per quel poco che ricordavo mi riusciva difficile immaginare che quel bambino fosse diventato una specie di ‘tossico’.
<<Comunque oggi lo incontrerai a scuola>>.
<<Già, penso di sì>>. La scuola superiore di Klamath Falls non era certo così grande da impedire ad un nuovo arrivato di nascondersi dagli sguardi indagatori dei residenti.
Oggi Mike sarebbe stato l’argomento del giorno tra i miei compagni, considerate soprattutto le voci che giravano.
Finita la mia colazione presi i libri, salutai mia madre e mi avventurai nella neve per arrivare alla fermata dell’autobus -non ci pensavo nemmeno a prendere la macchina -.
Camminando pensai che, seppur preferissi un clima più mite, Klamath Falls d’inverno era davvero suggestiva, completamente bianca e candida, sembrava appartenere ad un’altra epoca. Inoltre, era d’obbligo, nelle giornate nevose, visitare il lago Crater, a cinquanta miglia di distanza, che diventava uno specchio magico.
Durante il tragitto in autobus pensai a Mike, incuriosita dalla sua storia, mi domandai se fosse vero ciò che si diceva e mi chiesi come fosse diventato. Lo avrei riconosciuto?
Sicuramente al mio arrivo a scuola avrei trovato ad aspettarmi la mia amica Abbie, pronta a raccontarmi gli ultimi pettegolezzi. Abbie era molto diversa da me, era estroversa e sicura di sé, ma mi trovavo stranamente bene con lei, in un certo senso ci compensavamo. Eravamo cresciute insieme e ci accomunava una vaga insofferenza verso certe ragazze snob della scuola, che pensavano di essere le regine della città: Jennie, Samantha, Elisha e Nicole. Se non andavi a genio al gruppo delle regine ti sottoponevano ad un costante attacco di battutine e umiliazioni finché non cominciavi a diventare loro schiava, vale a dire fare i compiti per loro e altri servizi. Io ed Abbie non avevamo ceduto al compromesso ed eravamo le loro vittime preferite, ma ce la cavavamo abbastanza bene; a dire il vero Abbie se la cavava meglio di me e mi aiutava a riderci sopra quando mi assaliva lo sconforto.
Come previsto, appena scesa dall’autobus vidi la mia amica corrermi incontro con quell’aria eccitata che solo le novità, in una città piccola come la nostra, potevano provocare.
<<Kathy devo dirti….>>.
<<Sì, lo so Abbie, è arrivato in città Mike Walberg e si dice che a Seattle abbia combinato un bel disastro>>.
<<Già, immaginavo che tua madre te ne avesse parlato; la mia mi ha avvertito subito di stargli lontana!>>, disse con una smorfia.
<<Mia madre no, ma immagino che l’abbia pensato; comunque non credo ci sia molto di vero in quello che racconta la gente…>>.
<<In ogni caso questa faccenda porterà molto scompiglio, non pensi?>>.
<<Sicuramente per qualche settimana Mike non avrà vita facile!>>.
Ci incamminammo verso l’ingresso della scuola e notammo un gruppo di ragazzi radunati proprio davanti all’entrata; naturalmente avevano già circondato il nuovo arrivato per studiarlo meglio. Poveretto, non avrei proprio voluto essere al suo posto! Io ed Abbie cercammo di entrare facendoci spazio fra i curiosi senza dare troppo nell’occhio, non volevamo stare lì anche noi a fissare Mike,   bastavano gli altri. Varcata la soglia sentii una voce chiamarmi alle mie spalle.
<<Scusa, tu sei Kate Sullivan,vero?>>.
Mi girai e vidi quello che doveva essere Mike: un ragazzo abbastanza alto e magro, con i capelli biondi lunghi fino alle spalle e gli occhi azzurri. Era davvero bello.
<<Sì, sono Kathy>>, risposi arrossendo.
<<Sono Mike Walberg, ti ricordi di me?>>.
<<Sì, vagamente>>, in effetti era vero.
Abbie, vicino a me cercò di non scoppiare a ridere e si presentò a Mike:
<<Ciao, io sono Abbie Green, un’amica di Kathy>>.
<<Piacere di conoscerti Abbie. Senti Kate, anzi Kathy, visto che sei l’unica ragazza che “vagamente” conosco non è che mi aiuteresti a liberarmi da quegli avvoltoi là dietro e mi daresti una mano a trovare la classe?>>, chiese gentilmente.
A quel punto, non so perché, mi bloccai e cominciai ad emettere suoni senza senso, così Abbie rispose al posto mio:
<<Kathy ti accompagnerà dove vuoi, io devo passare in segreteria, ci vediamo dopo, ok?>>.
Se ne andò e mi lasciò sola con Mike.   

domenica 22 aprile 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":

  <<Senti, so cosa si dice di me in giro, ma ti assicuro che non sono né un tossico né un delinquente>>, esordì imbarazzato Mike prima che io riuscissi a dire qualcosa.
<<Ok, non c’è problema…>>, ero nel panico, non sapevo cosa volesse da me, né perché mi stesse dicendo quelle cose. Inoltre non capivo come avesse fatto a riconoscermi subito.                                                        
<<Non voglio metterti nei guai o altro, Kathy, ho solo bisogno di  qualcuno che mi dia una mano, mi sento a dir poco spaesato>>.
Sei tutto ciò che amo...
http://www.abebooks.it/servlet/BookDetailsPL?bi=5498123074&searchurl=sts%3Dt%26tn%3Dun%2Binverno%2Ba%2Bklamath%2Bfalls%26x%3D82%26y%3D7

mercoledì 11 aprile 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":


 <<Scusa, tu sei Kate Sullivan,vero?>>.
Mi girai e vidi quello che doveva essere Mike: un ragazzo abbastanza alto e magro, con i capelli biondi lunghi fino alle spalle e gli occhi azzurri. Era davvero bello.
<<Sì, sono Kathy>>, risposi arrossendo.
<<Sono Mike Walberg, ti ricordi di me?>>.
<<Sì, vagamente>>, in effetti era vero.
Abbie, vicino a me cercò di non scoppiare a ridere e si presentò a Mike:
<<Ciao, io sono Abbie Green, un’amica di Kathy>>.
<<Piacere di conoscerti Abbie. Senti Kate, anzi Kathy, visto che sei l’unica ragazza che “vagamente” conosco non è che mi aiuteresti a liberarmi da quegli avvoltoi là dietro e mi daresti una mano a trovare la classe?>>, chiese gentilmente.
A quel punto, non so perché, mi bloccai e cominciai ad emettere suoni senza senso, così Abbie rispose al posto mio:
<<Kathy ti accompagnerà dove vuoi, io devo passare in segreteria, ci vediamo dopo, ok?>>.
Se ne andò e mi lasciò sola con Mike.  
Disponibilità immediata su Webster per "Un inverno a Klamath Falls":
http://www.webster.it/libri-inverno_klamath_falls_giaccioli_silvia-9788863542837.htm

domenica 1 aprile 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":


Mike sarebbe partito mercoledì. Io pensavo di morire. Non riuscivo nemmeno ad immaginare di stare una settimana senza di lui, come avrei fatto se fosse stato via un mese, due o anche di più? E se non fosse più tornato da me?

domenica 25 marzo 2012

Tutto è collegato.
Ogni sofferenza che proviamo,
ogni gioia,
ogni dolore che ci trafigge,
tutto ha un significato.
Questo io spero.

mercoledì 21 marzo 2012

http://www.deastore.com/libro/un-inverno-a-klamath-falls-silvia-giaccioli-c-a-cecchini-sacco/9788863542837.html
Una parte di "Un inverno a Klamath Falls" si svolge a Seattle e tutti sappiamo cosa significa Seattle!

http://www.youtube.com/watch?v=hTWKbfoikeg&ob=av2n
 E invece io ,essendo povero, ho soltanto i miei sogni e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi. Cammina leggera perchè cammini sopra i miei sogni.

But I being poor, have only my dreams, I have spread my dreams under your feet, tread softly because you tread on my dreams.


William Butler Yeats( da "He Wishes for the Clothes of Heaven")

giovedì 15 marzo 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls"


Adoravo quei momenti in cui ci divertivamo insieme e ridevamo spensierati; avrei voluto che la vita fosse sempre così facile e meravigliosa, che i problemi non potessero raggiungerci nel piccolo universo che io e Mike avevamo costruito.
Pensavo spesso al nostro futuro. Immaginavo una bella casetta piena di bambini, un giardinetto, un cane e un gatto; una fiaba, in poche parole. Poteva sembrare prematuro, ma era quello che desideravo e quel desiderio cresceva ogni giorno.
Non avevo mai esposto queste fantasie a Mike ma, in fondo al mio cuore, sapevo che anche lui pensava ad un futuro con me, nel nostro piccolo e magico universo.                                                          

giovedì 8 marzo 2012


Bere una coca con te                                                              FRANK O'HARA
è ancor più divertente che andare a San Sebastian, Irun, Hendaye, Biarritz, Bayonne
o star male di stomaco sulla Travesera de Gracia a Barcellona
un po’ perché con la tua camicia arancio sembri un più beato più felice San Sebastiano
un po’ per il mio amore per te, un po’ per il tuo amore per lo yogurt
un po’ per i tulipani arancio fluorescente attorno alle betulle
un po’ per la segretezza dei nostri sorrisi di fronte a persone e statuaria
è dura credere quando son con te che ci possa essere qualcosa di tanto statico
tanto solenne o spiacevolmente definitivo quanto la statuaria quando dritto davanti a questa
nella luce calda delle quattro di New York scivoliamo avanti e indietro
tra l'uno e l'altro alla deriva come un albero che respira dagli occhiali
e la mostra di ritratti sembra non aver neanche una faccia, solo pittura
che improvvisamente ti chiedi perché qualcuno al mondo li abbia mai fatti
guardo
te e preferisco guardar te che tutti i ritratti del mondo
eccetto eventualmente per il Cavaliere Polacco raramente e comunque sta al Frick
a cui grazie al cielo non sei già stato così ci possiamo andare assieme la prima volta
e il fatto che ti muovi così stupendamente più o meno mette a posto il Futurismo
giusto come a casa non penso mai al Nudo che Scende una Scala o
alle prove a un solo disegno di Leonardo o Michelangelo che una volta mi stendeva
e che bene gli fa tutta quella ricerca degli Impressionisti
quando non han mai preso la persona giusta per stare di fianco all’albero quando il sole calava
o se è per questo Marino Marini quando non ha scelto il cavaliere attentamente
quanto il cavallo
sembra che siano stati tutti deprivati di una qualche meravigliosa esperienza
che non andrà sprecata con me che è la ragione per cui te lo sto dicendo

mercoledì 7 marzo 2012

lunedì 5 marzo 2012

Queste gioie violente hanno fini violente. Muoiono nel loro trionfo come la polvere da sparo e il fuoco che si consumano al primo bacio…
William Shakespeare ROMEO E GIULIETTA
Amo la saga di Twilight e quella di Harry Potter; un grazie sentito a Stephenie Meyer e J. K. Rowling per avermi regalato tante emozioni.

giovedì 1 marzo 2012

Ho trovato la luce
nelle strade più buie.
L'ho seguita.
So che mi porterà
dove devo andare.

domenica 26 febbraio 2012

Meravigliosa questa poesia di William Butler Yeats:


I cigni selvatici a Coole
Gli alberi sono nella loro bellezza autunnale,
i sentieri del bosco sono asciutti,
nel crepuscolo di ottobre l'acqua
riflette un cielo immobile;
sull'acqua fra le pietre
ci sono cinquantanove cigni.

È questo il diciannovesimo autunno
da quando la prima volta li contai;
li vidi, prima che finissi il conto,
tutti all'improvviso alzarsi
e disperdersi volteggiando in grandi cerchi spezzati
sulle ali rumorose.

Ammirai quelle splendenti creature
e ora il mio cuore è triste.
Tutto è cambiato da quando io,
ascoltando al crepuscolo
la prima volta, su questa riva,
lo scampagnio delle loro ali sopra il mio capo,
camminavo con passo più leggero.

Instancabili, amata e amante,
remano nelle fredde
correnti amiche o scalano l'aria;
i loro cuori non sono invecchiati;
passione o conquista ancora li accompagna
nel loro errante vagare.

Ma ora si lasciano andare sull'acqua immobile,
misteriosi, stupendi.
Fra quali giunchi costruiranno il nido,
su quale sponda di lago o stagno
incanteranno occhi umani quando al risveglio
un giorno scoprirò che son volati via?

mercoledì 22 febbraio 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":

La notte avevo sognato Mike, i suoi occhi, più precisamente. Erano sempre fissi nella mia mente; emanavano una luce che illuminava tutto quello che fino a ieri era buio. Tutto aveva un colore nuovo, il mondo aveva un suo senso in quel momento e, per me, prima non l’aveva mai avuto.

sabato 18 febbraio 2012

Non pretendo di salvarmi dalle fiamme, spero però di poterle percorrere con te.

giovedì 16 febbraio 2012

Da "Un inverno a Klamath Falls":

Trascorremmo il resto del pomeriggio ad ascoltare musica, a parlare dei nostri libri e film preferiti, di tutto quello che ci piaceva e delle cose che avremmo voluto fare insieme. Parlare con lui era semplice, ci capivamo perfettamente. Il modo in cui mi guardava mentre mi ascoltava, come se ogni cosa che dicessi fosse per lui di vitale importanza, mi sorprendeva. Sentivo che nessuno mi aveva mai prestato tanta attenzione.
In quel momento mi resi conto che ero innamorata. Perdutamente innamorata.

http://www.webster.it/libri-inverno_klamath_falls_giaccioli_silvia-9788863542837.htm
Comprali insieme: chi compra Un inverno a Klamath Falls acquista anche La coguara urbana di L. Sciolla http://www.webster.it/libri-inverno_klamath_falls_giaccioli_silvia-9788863542837.htm

sabato 11 febbraio 2012

https://www.facebook.com/pages/Un-inverno-a-Klamath-Falls/106012259519430
BUSSANDO ALLA PORTA DEL PARADISO
(Bob Dylan)


Mamma, strappami di dosso questo distintivo
Non posso usarlo più
Sta diventando buio
Troppo buio per vedere
Mi fa sentire come
Se stessi bussando alla porta del paradiso
Bussando alla porta del paradiso
Bussando alla porta del paradiso.....


Mamma, seppellisci le mie pistole
Non posso più sparare a loro
Quella lunga nuvola nera sta venendo giù
Mi fa sentire come
Se stessi bussando alla porta del paradiso
Bussando alla porta del paradiso
Bussando alla porta del paradiso.....

Ecco un grande Poeta:
http://www.youtube.com/watch?v=5_swaxOidGU
E la neve ci accompagna...

sabato 4 febbraio 2012

Noi tre,
nessun tormento ad accompagnarci.
Il profumo dell'erba,
una dolce carezza,
uno sguardo felice.
Tiepida primavera,
acqua che scorre,
giocosi rumori.
Pace nell'anima;
noi tre
e la purezza che siamo.

lunedì 30 gennaio 2012

Mi hai raccolto,
come fossi un petalo.
Mi hai donato le stelle,
le più vicine alla Luna.
Mi hai regalato la corona,
la più brillante.
Ogni giorno io sarò
principessa
nel mio viaggio.

venerdì 27 gennaio 2012

Ho imparato a combattere per realizzare i miei sogni e sento di comprendere un po' di più questa strana vita.

mercoledì 25 gennaio 2012

giovedì 19 gennaio 2012

I miei scrittori e poeti preferiti:

Jane Austen, Emily Bronte, Enrico Brizzi, Banana Yoshimoto, Nicholas Evans, Nicholas Sparks, Henry David Thoreau, William Blake, William Shakespeare.

venerdì 13 gennaio 2012

Un inverno a Klamath Falls:


…nella stanza risuonava November rain dei Guns’n Roses.
«Che ne dici? Puoi concedermi questo ballo?», mi chiese Mike.
«Va bene, ma ricordati che non so ballare…».
«Basta che mi stringi forte».
Una storia d’amore, una favola di oggi.

mercoledì 11 gennaio 2012


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Klamath Falls:





Una citazione che amo particolarmente:

Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.
Henry David Thoreau

martedì 10 gennaio 2012

lunedì 9 gennaio 2012

Qualche altra riga del primo capitolo di "Un inverno a Klamath Falls":


<<Buongiorno Kathy, pronta per la prima giornata di neve?>>, mi chiese mia madre mentre versava l’impasto delle frittelle sulla piastra.
<<So che non piace nemmeno a te la neve, mamma, perciò non usare questo tono eccitato>>.
<<Almeno quest’anno ha aspettato quasi la fine di novembre per scendere!>>.
<<Ok , cercherò di essere positiva, ma tanto non ci riesco, lo sai>>.
<<Lo so, è un difetto che hai preso da tuo padre…>>.
Mio padre e mia madre erano divorziati ma, sebbene ogni tanto si lanciassero qualche frecciatina, avevano mantenuto un buon rapporto e sapevo che si volevano bene. I loro amici li prendevano in giro dicendo che andavano molto più d’accordo ora che quando erano sposati e non facevano che ripetere “Kristen e Adam sono i più romantici divorziati del mondo”; probabilmente era vero e di questo ero molto felice, ma non potevo negare di aver sofferto tanto per il loro divorzio. Avevo dodici anni quando era successo e non volevo farmene una ragione, ma anche se ero piccola vedevo che ormai tra loro c’era più amicizia che amore. Ora avevano nuovi compagni e spesso uscivano anche tutti quattro assieme. Di certo era stato un divorzio civile e questo aveva attenuato il mio dolore.
<<Sai Kathy, ieri sera ho incontrato la signora Walberg al supermercato e mi ha detto che è arrivato in città suo nipote Mike da Seattle, te lo ricordi? Trascorreva l’estate qui da piccolo>>, mi chiese mia madre.
<<Era quel bambino biondo, timido quasi quanto me, che mi costringevi ad invitare a giocare da noi?>>.                                          
<<Sì, proprio lui!>>, abbozzò un sorrisetto colpevole.
<<E cosa è venuto a fare d’inverno, non vanno a scuola a Seattle? Se non sbaglio ha la mia stessa età…>>.
<<Ha avuto un po’ di problemi nella sua scuola e finirà l’anno scolastico qui. A dire il vero si dice in giro che sia stato cacciato per problemi di droga>>.
<<Cosa? Sei sicura?>>.
<<No, è solo quello che mormora la gente..>>.
Per quel poco che ricordavo mi riusciva difficile immaginare che quel bambino fosse diventato una specie di ‘tossico’.
<<Comunque oggi lo incontrerai a scuola>>.
<<Già, penso di sì>>.....

sabato 7 gennaio 2012

Le prime righe di "Un inverno a Klamath Falls":


                                     
Capitolo 1


Quella mattina mi svegliai cinque minuti in anticipo rispetto al solito, con il presentimento che, affacciandomi alla finestra, avrei visto la prima neve della stagione. Mi stiracchiai per circa trenta secondi, poi corsi a controllare se fosse vero ciò che avevo immaginato. Eccola lì, la coltre bianca che aveva già ricoperto quasi tutto e che non se ne sarebbe andata per un bel po’. Klamath Falls è la cittadina più nevosa dell’Oregon e d’inverno diventa abbastanza invivibile per un’adolescente di diciassette anni come me, cioè freddolosa, imbranata con la macchina -avevo appena preso la patente- e molto restia ai tipici passatempi invernali come lo slittino o la gara a chi si tira più palle di neve. In realtà non avevo nemmeno l’aspetto di una “fan” delle giornate assolate, visto che ero sempre pallidissima anche in piena estate, ma mi giustificavo dicendo che l’abbronzatura avrebbe stonato con i miei capelli chiari; la spiegazione era più banale: se stavo oltre venti minuti sotto il sole assumevo un colore rosso-violaceo che non mi donava affatto. Per fortuna nella mia città, dato il basso numero di abitanti, circa ventimila, non c’erano molte ragazze stile Beverly Hills, ricche e perfette, ma ce n’era comunque qualcuna che sapeva rendere difficile la vita a una timida e un po’ impacciata. Se fossi stata un po’ più disinvolta, forse, sarei potuta essere una delle ragazze “cool” della città: a detta degli altri ero carina, probabilmente facevano colpo i lunghi capelli dorati, ma i miei occhi non erano blu o verdi, erano marroni. Ero piccolina e non appariscente, non capivo molto di moda e trucco e non mi piaceva essere al centro dell’attenzione. Questo mi impediva di essere guardata con ammirazione a scuola e di inserirmi nel gruppo che tutti definivano quello giusto, ma, a dir la verità, non è che ci tenessi tanto.
Dopo aver contemplato la neve e aver setacciato l’armadio in cerca di vestiti che mi impedissero di gelare, mi preparai e scesi a fare la colazione che mi aspettava ogni mattina: pancakes e sciroppo d’acero, dei quali non potevo proprio fare a meno....

venerdì 6 gennaio 2012

Le persone che non credono in me non fanno che spronarmi a fare di più e meglio, quindi non posso fare altro che ringraziarle.

mercoledì 4 gennaio 2012

Io e il mio fidanzato alla presentazione di "Un inverno a Klamath Falls", una giornata indimenticabile!!!